Furto Antonello da Messina: smentito dai colleghi, custode finito sotto inchiesta
Si fa strada l’ipotesi di una talpa all’interno della struttura.
Il dipendente del museo è accusato di false dichiarazioni: troppe contraddizioni durante gli interrogatori dei quattro colleghi in servizio a Ferragosto.

Arriva la prima, vera svolta nell’inchiesta sul clamoroso colpo messo a segno la notte di Ferragosto al Museo Regionale Accascina di Messina, dove sono state sottratte preziose opere di Antonello da Messina. Le indagini, finora complesse e prive di appigli concreti, si concentrano ora sull’ipotesi di una talpa interna alla struttura.
Uno dei custodi in turno la sera del furto è stato infatti iscritto nel registro degli indagati con l’accusa di false dichiarazioni al pubblico ministero.
L’uomo era stato convocato nei giorni scorsi dai sostituti procuratori Maria Di Mulo e Massimo Trifirò per essere ascoltato come persona informata sui fatti, insieme ad altri tre colleghi. Un confronto teoricamente di rito che si è però trasformato in un passaggio chiave dell’inchiesta.
Secondo quanto ricostruito da Repubblica, l’audizione del custode è stata improvvisamente sospesa: terminata la stesura del verbale da testimone, gli inquirenti gli hanno contestato evidenti incongruenze, comunicandogli il cambio di status in indagato.
A far scattare il provvedimento sono state le marcate divergenze emerse incrociando i racconti dei quattro dipendenti in servizio la notte del colpo, in particolare sulla gestione dei sistemi di sicurezza:
- La disattenzione: Una dipendente ha riferito di non aver percepito alcun segnale d’allarme al momento dell’intrusione.
- Il “falso contatto”: Un secondo custode ha ammesso di aver sentito la sirena ma di averla disattivata personalmente, ritenendo si trattasse di un semplice malfunzionamento tecnico.
- I 4 minuti di vuoto: Una terza lavoratrice ha confermato lo spegnimento manuale dell’impianto e il suo successivo riarmo avvenuto quattro minuti più tardi.
- La versione dell’indagato: Il custode finito sotto inchiesta ha sorvolato sull’episodio dell’allarme, mantenendosi sulle generali e fornendo una ricostruzione temporale degli eventi ritenuta del tutto inattendibile dalla Procura.
Gli inquirenti continuano ora a lavorare per capire se le omissioni e le discordanze siano frutto di concorso nel furto o di un tentativo di coprire gravi negligenze sul posto di lavoro.

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