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Gaza, l’OMS denuncia il collasso del sistema sanitario: chiusi altri quattro ospedali, situazione “critica”

GAZA CITY – L’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) ha lanciato un nuovo allarme sulla drammatica situazione sanitaria nella Striscia di Gaza, dove l’intensificarsi dell’offensiva militare israeliana ha costretto alla chiusura altri quattro ospedali solo nel mese di settembre. “Il numero totale di ospedali funzionanti è sceso a 14. La situazione nei restanti otto ospedali e nell’unico ospedale da campo è critica”, ha dichiarato il portavoce dell’OMS Tarik Jasarevic.

La città di Gaza, cuore del sistema sanitario dell’enclave, è oggi teatro di evacuazioni forzate, attacchi diretti alle strutture mediche e accessi sempre più limitati per pazienti e operatori. “Anche se non si ordina formalmente l’evacuazione degli ospedali, la violenza nelle vicinanze li rende inutilizzabili”, ha spiegato Jasarevic da Ginevra.

Tra le strutture chiuse figurano l’ospedale pediatrico Al Rantisi, l’ospedale oftalmico, l’ospedale oculistico St. John e l’ospedale Hamad per la riabilitazione. Quest’ultimo, uno dei tre centri specializzati della Striscia, assisteva circa 250 pazienti ambulatoriali al giorno.

L’ospedale Al Rantisi ha subito gravi danni in un attacco diretto il 16 settembre, mentre 80 pazienti si trovavano all’interno. Sebbene non siano state segnalate vittime, l’impatto sulle infrastrutture è stato devastante: serbatoi d’acqua, sistemi di comunicazione e attrezzature mediche compromessi. Circa metà dei pazienti è fuggita, mentre 40 restano nella struttura, tra cui bambini in terapia intensiva e neonati.

L’OMS ha inoltre segnalato una grave carenza di sangue e materiali per trasfusioni, avvertendo che “senza rifornimenti urgenti, i servizi potrebbero chiudere nel giro di pochi giorni”. Tra il 7 e il 17 settembre, dodici attacchi contro strutture sanitarie sono stati registrati, undici dei quali nella città di Gaza.

“Più violenza significa più feriti, più morti e meno accesso”, ha ribadito Jasarevic, chiedendo un cessate il fuoco immediato e corridoi umanitari sicuri. Oltre 15.000 pazienti necessitano di evacuazione medica urgente, ma le operazioni procedono a rilento. La comunità internazionale è chiamata a intervenire per evitare il collasso totale del sistema sanitario e per garantire il diritto alla cura in uno dei contesti più martoriati del pianeta.