Il battito dietro il vetro
Nella città dei volti coperti, dove il sole non filtrava più attraverso le finestre, l’amore era considerato una malattia contagiosa. Ogni forma di contatto, di emozione non controllata, veniva registrata e segnalata al Dipartimento dell’Ordine Emotivo.
Si viveva in silenzio, si respirava soltanto ciò che era permesso.
Lei lo incontrava ogni giorno, sempre alla stessa ora, oltre la barriera di vetro che divideva i reparti.
Non conosceva il suo nome.
Solo il modo in cui le dita, dietro il vetro, cercavano le sue, disegnando cerchi invisibili sulla superficie gelida.
Era un gesto che non avrebbe dovuto significare nulla, eppure bastava a farle sentire viva.

Si diceva che un tempo l’amore fosse un virus capace di distruggere la lucidità umana. Per questo, le emozioni erano state bandite. Le persone assumevano pillole per neutralizzare il battito del cuore, e ogni sussulto veniva interpretato come segno di instabilità.
Lei, però, aveva smesso di prendere le sue dosi da tre giorni.
Il mondo cominciava a riacquistare colore, e con esso, paura.
Una notte, scese in strada. Le sirene lampeggiavano in lontananza, fredde come il cielo di un pianeta morente.
Vide il suo riflesso nella vetrina di un negozio chiuso: un volto stanco, due occhi che non ricordavano più il significato della dolcezza.
E poi lo vide: lui, in fondo alla via, immobile.
Si guardarono per un tempo che non esisteva più, e in quel silenzio il vetro che li separava da sempre sembrò incrinarsi.
Lui le tese la mano.
Lei la sfiorò.
Il mondo cominciò a dissolversi, come un’immagine bruciata dalla luce.
Quando riaprì gli occhi, era nel suo letto.
Il suono delle macchine scandiva il ritmo di un ospedale.
Sul comodino, una rosa bianca appassiva accanto a un biglietto.
“Non smettere di sognare”, c’era scritto.
Sotto, una firma che riconobbe immediatamente: era quella del medico che la curava da mesi, quello che la guardava sempre un attimo più del necessario.
Fu allora che comprese.
Quel mondo distopico, quella città senza amore, quella barriera di vetro… non erano altro che il sogno di un cuore che cercava disperatamente di salvarsi dal dolore.
E l’unico modo per restare vivo era continuare ad amare — anche se solo in un sogno.

Maria Cucchiara – Docente di filosofia e storia, scrittrice e collaboratrice di Radio Amica. Appassionata di cultura, attualità e impegno sociale, racconta la realtà con sensibilità e sguardo critico, unendo attenzione al territorio e apertura internazionale.
