Il Custode della Rosa d’Ombra
Il crepuscolo scivolava sulle torri di Valdora, tingendo di rame le vetrate gotiche della Cittadella. Tra le viuzze acciottolate, le lanterne si accendevano una a una come stelle prigioniere.
Lysandra, apprendista dell’Antica Biblioteca, avanzava stringendo al petto un tomo che non avrebbe dovuto possedere: Il Cantico delle Ombre, l’unico libro capace di risvegliare il Giardino Segreto, luogo di potere che si diceva potesse mutare il destino di un regno.

Da settimane un giovane straniero la seguiva nell’ombra. Si chiamava Kael, occhi color tempesta e un sorriso che pareva nascondere promesse e menzogne. Dicevano fosse un mercenario; eppure conosceva la lingua proibita incisa sulle pagine del Cantico.
Tra i due nacque un’intesa silenziosa, fatta di sguardi rapidi e dialoghi sospesi tra diffidenza e attrazione. Lysandra sentiva che Kael cercava qualcosa che andava oltre il libro—qualcosa che forse era proprio lei.
Una notte, la luna si fece scarlatta: il segnale che il Consiglio dei Veggenti avrebbe tentato di impossessarsi del Giardino. Lysandra e Kael, uniti da un patto improvvisato, attraversarono i corridoi sotterranei della Biblioteca, inseguiti da guardie e ombre viventi.
Il sentiero li condusse a un cancello di ferro avvolto da roseti neri. Al centro del Giardino brillava la Rosa d’Ombra, un fiore di vetro che pulsava come un cuore.
Kael tese la mano verso il fiore. «È questo che volevi?» chiese Lysandra, la voce rotta.
«Non per me» rispose lui. «Per te. Solo il vero custode può toccarla.»
Confusa, Lysandra sfiorò i petali. Una luce argentata esplose tutt’intorno, rivelando la verità: Kael non era un mercenario, ma l’eco vivente del Giardino stesso, creato per trovarla. Lei, ultima discendente della stirpe dei Custodi, era l’unica a poter scegliere: donare la Rosa al Consiglio o fondere il proprio cuore con quello del Giardino.
Lysandra chiuse gli occhi, ascoltando il battito segreto che da sempre le apparteneva. Quando li riaprì, Kael era svanito, assorbito dalla luce.
Restò solo il profumo della Rosa e una frase incisa nel vento:
“L’amore più vero è quello che ti insegna a restare, anche scomparendo.”
All’alba, la città trovò la Cittadella avvolta da una pace nuova. Nessuno seppe mai che una giovane bibliotecaria aveva scelto il sacrificio più grande: diventare Custode della Rosa d’Ombra, e della memoria dell’uomo che non era mai stato davvero uomo.

Maria Cucchiara – Docente di filosofia e storia, scrittrice e collaboratrice di Radio Amica. Appassionata di cultura, attualità e impegno sociale, racconta la realtà con sensibilità e sguardo critico, unendo attenzione al territorio e apertura internazionale.
