Il giorno in cui l’Italia ha scelto di non dormire
Oggi non è soltanto un giorno di sciopero.
È un giorno di risveglio.
Un giorno in cui una parte del Paese ha deciso di interrompere il meccanismo perfetto dell’obbedienza per gridare, anche solo con il silenzio delle braccia incrociate, che non tutto può essere accettato.
Mentre a Gaza i bambini vengono strappati alla vita, mentre la polvere dei bombardamenti copre il cielo e la coscienza, il governo italiano continua a recitare la parte del contabile: calcola, misura, rinvia.
Il sangue innocente diventa “dossier”, la strage diventa “equilibrio geopolitico”.
E intanto le vite si spengono, una ad una, senza che le stanze del potere cambino espressione.
Lo sciopero di oggi è un atto di accusa contro questa ottusità.
È il rifiuto di una politica che chiama “prudenza” ciò che è complicità, che veste la vigliaccheria di linguaggio tecnico, che confonde neutralità con indifferenza.
Il governo parla di sicurezza, di interessi nazionali, di alleanze.
Ma nessuna sicurezza giustifica il silenzio davanti a un massacro.
Nessun interesse economico può valere quanto il respiro di un bambino sotto le macerie.

Chi oggi ha smesso di lavorare ha fatto molto più che rivendicare diritti: ha ricordato che il lavoro è vita, e che sospenderlo è un modo di gridare che la vita umana non è merce di scambio.
È un gesto che brucia le coscienze addormentate, che costringe a guardare l’orrore e a smascherare la menzogna di chi finge di non vedere.
Ogni persona che oggi ha incrociato le braccia ha dichiarato, senza microfoni né palchi, che l’Italia non è soltanto il palazzo del potere: è anche la strada che dice basta.
Questo sciopero è piccolo rispetto all’enormità del dolore, ma è immenso rispetto alla miseria della politica che lo ignora.
È il segno che la società civile non ha perso del tutto la capacità di indignarsi, che la coscienza non è stata interamente barattata con un like, un titolo, un voto.
Chi governa farebbe bene ad ascoltare, perché ogni volta che un popolo si sveglia, la storia cambia direzione.
Non illudiamoci: lo sciopero non fermerà le bombe.
Ma il suo significato è più profondo: è il rifiuto di essere complici.
È la voce che dice al potere: noi vediamo, noi ricordiamo, noi non accettiamo.
E questa voce, una volta pronunciata, non può più essere messa a tacere.

Maria Cucchiara – Docente di filosofia e storia, scrittrice e collaboratrice di Radio Amica. Appassionata di cultura, attualità e impegno sociale, racconta la realtà con sensibilità e sguardo critico, unendo attenzione al territorio e apertura internazionale.
