Il “La Franca” di Partinico deve tornare a battere: dopo Filippi, anche Sciacca ed Eberini scendono in campo
Non è solo una questione di cemento o manti erbosi; è una questione di anima. Il dibattito sullo stato dello stadio comunale di Partinico continua a scuotere l’opinione pubblica e, dopo l’intervento di Giacomo Filippi, il fronte della solidarietà calcistica si allarga. A far sentire la propria voce oggi sono due giganti del passato neroverde: Nicola Sciacca e Sergio Eberini.


Due epoche diverse, due ruoli differenti, ma un unico identico messaggio: Partinico non può restare senza la sua “casa”.
Nicola Sciacca: “Una città come Partinico ha il dovere di avere uno stadio“
Nicola Sciacca non ha bisogno di presentazioni. Il suo talento, che lo ha portato fino ai palcoscenici della Serie A con il leggendario Foggia di Zeman, ha mosso i primi passi importanti proprio a Partinico. Per lui, il legame con la maglia del Partinicaudace trascende il semplice dato statistico.> “Il Partinicaudace è parte della mia storia calcistica. È un pezzo di percorso che porto con me, legato a ciò che ho vissuto in campo e fuori.“>
Sciacca ricorda con nostalgia l’energia vibrante delle tribune e la spinta di una piazza che ha sempre vissuto di calcio: “Ho vissuto l’ambiente di Partinico e so cosa significa giocare con quella gente vicino. Mi auguro che presto lo stadio possa tornare a riempirsi e a far vivere di nuovo certe emozioni.”
L’ex centrocampista lancia poi un monito istituzionale, sottolineando come lo sport sia un diritto della comunità: “Credo che una città come Partinico abbia il dovere di avere uno stadio per le manifestazioni sportive. È qualcosa di fondamentale per tutti.”
Sergio Eberini: “Prima di andarmene, vorrei rivedere l’Audace lì“
Dalla Lombardia con il cuore sempre rivolto alla Sicilia, arriva l’appello accorato di Sergio Eberini, l’indimenticato portiere-allenatore degli anni ’80. Eberini, che ha difeso la porta neroverde nella stagione 86/87, ricoprendo anche il ruolo di allenatore, ha risposto prontamente alla chiamata degli amici partinicesi, unendosi idealmente alla movimento popolare per la riapertura della struttura. “Come si fa a non farlo?” esordisce Eberini con la schiettezza che lo ha sempre contraddistinto. “In quello stadio ho vissuto i momenti più belli. Un amico mi ha chiesto di partecipare a questa iniziativa per rendere lo stadio ai propri tifosi e alla loro squadra, e non ho avuto dubbi.“
Il suo è un desiderio che sa di poesia e urgenza generazionale:> “Non sono più giovane e, prima di andarmene, vorrei rivedere una partita dell’AUDACE in quel luogo. Grazie.“>

Le testimonianze, prima di Filippi e poi di Sciacca ed Eberini confermano che il problema dello stadio non riguarda solo la squadra attuale, ma tocca l’identità stessa della città. Quando campioni che hanno calcato i massimi palcoscenici nazionali tornano a volgere lo sguardo verso il “La Franca”, è il segno che quella struttura non è solo un impianto sportivo, ma un monumento sociale da recuperare con urgenza.
La palla ora passa alle istituzioni: il “popolo neroverde” di ieri e di oggi ha parlato chiaro. È tempo di tornare a giocare.


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