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Il Sussurro nel Muro

Il sottoscala della vecchia casa dei Ferretti non aveva mai attirato troppa attenzione. Una porta bassa, quasi invisibile dietro la scarpiera, che nessuno apriva da anni. La leggenda di famiglia diceva che lì sotto, durante la guerra, qualcuno si era nascosto e non ne era più uscito.

Marta, tredici anni, non credeva alle storie dei nonni. Quella sera, mentre la pioggia batteva sui vetri come dita impazienti, trovò la chiave arrugginita dentro un cassetto. Era pesante, fredda, viva.

La infilò nella serratura: un clic sordo rispose al suo coraggio.

L’odore che uscì era denso, umido, come carne vecchia. Scese i tre gradini che portavano al vano. Le pareti erano gonfie di muffa e… respiravano. Non era suggestione: la vernice si gonfiava e si ritraeva al ritmo lento di un respiro.

Poi arrivò il sussurro.

Una voce sottile, metallica, che si insinuava nel cranio senza passare dalle orecchie.

«Non dovevi… aprire…»

Marta fece per risalire, ma la porta si richiuse con un colpo secco. La lampadina a filamento cominciò a tremare, emettendo un ronzio simile a un pianto di bambino.

Dal muro, una mano minuscola – pelle grigia, dita lunghe – iniziò a spingersi fuori come se il cemento fosse burro caldo.

Il sussurro si fece risa, poi parole spezzate:

«Siamo ancora qui. Abbiamo fame.»

Marta urlò. La luce esplose, e il buio si riempì di occhi.

Quando i genitori, allarmati, aprirono la porta pochi minuti dopo, trovarono il sottoscala vuoto. Solo la chiave, lucida e nuova, posata sul primo gradino.

Da quella notte, ogni volta che piove, il muro respira ancora. E se ci si avvicina abbastanza, si può sentire una voce di bambina sussurrare:

«Non… chiudete… mai…»