Il tempo che non scrissi
L’orologio era fermo da anni.
Non del tutto rotto, ma sospeso, come se aspettasse un segnale che non arrivava. Lo trovò per caso, infilato nella tasca interna di una giacca di lana, la stessa che non indossava più da un decennio.
Dentro, c’era anche una lettera.
Una busta color avorio, sigillata ma non spedita. Il suo nome, tracciato con una calligrafia tremante, pareva una confessione interrotta.
Non ricordava di averla mai scritta, eppure riconobbe subito la propria grafia.
E quella scoperta lo fece vacillare: era come guardarsi in uno specchio che restituisce il volto di un sé dimenticato.

Sedette accanto alla finestra, mentre la luce si piegava sulle tende come un respiro stanco.
L’orologio, appoggiato sul tavolo, cominciò a ticchettare piano.
Ogni battito pareva un respiro trattenuto, un suono che rallentava il mondo.
Fu allora che accadde: le lancette, invece di avanzare, cominciarono a muoversi più lente, come immerse in una melodia densa e malinconica.
Aprì la lettera.
Dentro, poche righe.
Parole semplici, quasi banali, ma intrise di una verità che non aveva mai avuto il coraggio di pronunciare:
“Ti ho amato quando non si poteva, e ho taciuto per non farti paura. Ma ogni silenzio ha il suo prezzo.”
Le lettere danzavano, come se la carta respirasse. Il tempo, intorno, smise di scorrere.
Si accorse che la polvere era immobile nell’aria, che il pendolo del muro oscillava appena.
Solo lui e l’orologio restavano vivi in quella sospensione perfetta.
Ogni rimpianto, capì, era una forma di tempo rallentato.
Ogni “avrei voluto” è un minuto che non finisce.
L’orologio non segnava le ore, ma i momenti che non aveva vissuto: le parole non dette, i gesti mancati, le lettere mai spedite.
Fu preso da un impulso. Ne scrisse un’altra, veloce, senza correzioni: una lettera che non cercava perdono, ma esistenza.
Poi la pose accanto all’altra, come due orologi messi in sincronia.
Quando si alzò, il ticchettio cessò.
Il tempo riprese il suo ritmo.
Fuori, la città scorreva come sempre — ignara del miracolo avvenuto in quella stanza.
E lui capì che il tempo non si ferma per chi ha rimpianti:
si ferma per ricordargli che non è ancora troppo tardi per scrivere ciò che non si è avuto il coraggio di dire.

Maria Cucchiara – Docente di filosofia e storia, scrittrice e collaboratrice di Radio Amica. Appassionata di cultura, attualità e impegno sociale, racconta la realtà con sensibilità e sguardo critico, unendo attenzione al territorio e apertura internazionale.
