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Il volto dietro lo specchio

La dottoressa Laura Ferretti aveva imparato a non fidarsi delle parole. Psicologa clinica, da anni raccoglieva segreti che i suoi pazienti depositavano come pietre. Li ascoltava, li catalogava, li lasciava sedimentare nel suo diario clinico, poi li chiudeva a chiave. Ma da qualche tempo, le sedute avevano assunto un tono diverso.

Una paziente nuova, registrata come Anna M., parlava solo con la voce bassa, guardando lo specchio appeso nella stanza. Non fissava mai Laura, ma il riflesso dietro di lei. E ogni volta raccontava di omicidi. Case isolate, donne sole, scomparsi nel nulla.

Laura avrebbe potuto archiviarle come fantasie ossessive. Ma una notte, guardando il notiziario, riconobbe i dettagli: un omicidio avvenuto tre giorni prima a Modena, descritto da Anna con una precisione impossibile.

La psicologa cominciò a registrare segretamente le sedute. Anna descriveva il coltello, il corridoio, perfino l’odore di disinfettante. Non parlava come una testimone, ma come qualcuno che fosse lì, in quel momento.

Laura decise di parlarne con la polizia, ma la sua denuncia fu archiviata: nessuna prova, nessun riscontro. Era la sua parola contro il vuoto.

Fu allora che incontrò Marco Leoni, un giornalista d’inchiesta che da mesi seguiva una serie di casi irrisolti. Alto, occhi scuri, modi tormentati. Tra i due nacque un’intesa improvvisa, un’attrazione che si mescolava alla paura. Insieme decisero di indagare.

Ogni volta che Anna parlava, Laura passava a Marco gli appunti. I tasselli si componevano: gli omicidi erano reali, distribuiti in città diverse, e la mano sembrava sempre la stessa.

Ma qualcosa non tornava. Anna, nelle sue sedute, non si definiva mai colpevole. Diceva solo: “Io vedo tutto nello specchio. È lui che agisce.”

Laura iniziò a dubitare. Anna era complice di un assassino? O affetta da un disturbo dissociativo che la rendeva spettatrice della propria follia?

La tensione crebbe quando Laura ricevette una busta anonima davanti alla porta di casa. Dentro, una foto scattata di nascosto durante una delle sue sedute. Lei e Anna, riflesse nello specchio. Ma nello specchio si vedeva un terzo volto, maschile, che nessuna delle due ricordava di aver visto.

La notte stessa, Marco le confessò un segreto: anche lui conosceva Anna. L’aveva intervistata anni prima, come testimone di un vecchio caso di scomparsa. Da allora, era ossessionato da lei.

Laura si sentì tradita. Era possibile che Marco stesse manipolando tutto? O che fosse lui l’uomo nello specchio?

Il colpo di scena avvenne durante una nuova seduta. Anna, fissando lo specchio, disse: “Stasera toccherà a te.” Laura, terrorizzata, guardò il riflesso e vide Marco alle sue spalle. Non era entrato dalla porta.

Quando si voltò, la stanza era vuota.

Il nastro della registrazione si interruppe in quel momento, lasciando solo un fruscio.

Non si seppe più nulla di Laura Ferretti. Solo il suo diario clinico rimase, con l’ultima frase scritta a mano tremante:

“Il volto dietro lo specchio non è il suo. È il mio.”