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Incendi boschivi e frane: il pericolo che arriva dopo le fiamme. Gli esperti lanciano l’allarme

Quando un incendio viene spento, verrebbe da pensare che il peggio sia passato. Purtroppo non è così. Anzi, in molti casi è proprio da quel momento che inizia un altro problema, molto meno spettacolare delle fiamme ma altrettanto pericoloso: le frane. Il meccanismo è semplice: il fuoco indebolisce il terreno, le piogge fanno il resto. E con il cambiamento climatico, che alterna estati torride e temporali sempre più violenti, questa combinazione rischia di diventare una delle principali minacce per il territorio italiano. A fare il punto è Salvatore Martino, ordinario di Geologia Applicata presso il Dipartimento di Scienze della Terra dell’Università di Roma “La Sapienza”, referente per frane e incendi della Società Geologica Italiana ed ex coordinatore nazionale dello Spoke 2 – Ground Instabilities del progetto PNRR RETURN.

Secondo Martino, è ormai dimostrato che gli incendi boschivi svolgono un ruolo preparatorio nell’innesco delle frane, Le radici degli alberi funzionano come una gigantesca rete naturale che tiene insieme il terreno. Quando vengono bruciate, anche solo parzialmente, questa funzione di “ancoraggio” si indebolisce. Contemporaneamente sparisce la copertura vegetale che protegge il suolo dalla pioggia e ne regola l’assorbimento dell’acqua. Il risultato? Un terreno meno stabile, più vulnerabile e molto più esposto ai fenomeni di dissesto.

L’altro problema richiede mesi o addirittura anni per essere risolto. Senza vegetazione il terreno perde gran parte della sua resistenza meccanica e rimane instabile fino alla completa ricrescita delle piante. In questo periodo basta un evento intenso, come un forte temporale o un terremoto, per trasformare un pendio apparentemente tranquillo in una frana.

Cambiamento climatico: una doppia minaccia

L’aumento delle temperature rende gli incendi più frequenti, estesi e difficili da controllare. Allo stesso tempo cresce anche il numero degli eventi meteorologici estremi, con piogge concentrate e violente che scaricano in poche ore l’acqua di un intero mese. Questa alternanza tra lunghi periodi di siccità e precipitazioni intense rappresenta il terreno ideale per l’aumento del rischio di frane. Il fuoco prepara il terreno. L’acqua lo mette alla prova.

La prevenzione non finisce quando si spegne l’incendio

Secondo gli esperti, monitorare i versanti colpiti dagli incendi è fondamentale almeno quanto spegnere le fiamme. Dopo un grande rogo occorre controllare l’evoluzione del terreno, valutare la stabilità dei pendii e pianificare eventuali interventi di consolidamento prima dell’arrivo delle piogge autunnali. Perché il vero nemico, spesso, non è l’incendio in sé, ma quello che lascia dietro di sé. Il conto arriva con la prima pioggia. Le immagini degli incendi fanno notizia. Quelle delle frane arrivano spesso settimane dopo, quando l’attenzione si è già spostata altrove. Eppure i due fenomeni sono strettamente collegati. Capire questo legame significa investire nella prevenzione e nella sicurezza del territorio. Perché spegnere un incendio è fondamentale, ma non basta. Se il terreno resta ferito, la natura potrebbe presentare il conto al primo temporale. E, come ricordano i geologi, quando fuoco e pioggia decidono di “fare squadra”, purtroppo non è mai una buona notizia.