Iran, 841 esecuzioni in otto mesi: l’ONU denuncia un uso sistematico della pena di morte
Ginevra — Almeno 841 persone sono state giustiziate in Iran dall’inizio del 2025 fino al 28 agosto. A rivelarlo è l’Alto Commissariato delle Nazioni Unite per i Diritti Umani, che ha diffuso i dati in una conferenza stampa tenutasi a Ginevra. Un numero allarmante, che secondo l’ONU evidenzia un modello sistematico di utilizzo della pena di morte da parte dello Stato iraniano.
“La cifra elevata delle esecuzioni indica un uso della pena capitale come strumento di intimidazione,” ha dichiarato Ravina Shamdasani, portavoce dell’ONU. “Si tratta di un’azione sproporzionata che colpisce in particolare le minoranze etniche e i migranti, aggravando le discriminazioni già esistenti.”
Le esecuzioni, spesso avvolte nel silenzio e nella mancanza di trasparenza, riguardano una vasta gamma di reati, molti dei quali non rientrano nei criteri internazionali per l’applicazione della pena di morte. Organizzazioni per i diritti umani denunciano da tempo l’assenza di processi equi, l’uso della tortura per estorcere confessioni e la repressione di dissidenti politici.
La comunità internazionale continua a chiedere all’Iran una moratoria immediata sulle esecuzioni e un impegno concreto per il rispetto dei diritti fondamentali. Tuttavia, il ritmo delle condanne non accenna a rallentare, alimentando un clima di paura e controllo sociale.
L’ONU ha ribadito la necessità di un monitoraggio indipendente e di una pressione diplomatica coordinata per fermare quella che viene definita una “crisi dei diritti umani” in corso. Intanto, le voci delle vittime e dei loro familiari continuano a chiedere giustizia, in un Paese dove la pena di morte resta uno strumento di potere.

Giornalista
