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La campana che non suonava più

Nella chiesa abbandonata di contrada Bellacera, la campana non aveva mai più suonato. Arrugginita, piegata dal tempo, pendeva immobile sopra il campanile. Nessuno ricordava più la sua voce, ma tutti sapevano che nessuno osava avvicinarsi a quelle mura.
Eppure, nelle notti di tempesta, un suono improvviso squarciava il silenzio: non un rintocco limpido, ma un gemito metallico, come un grido soffocato. Chi lo udiva giurava che non provenisse dall’alto, ma dalle profondità del terreno sotto la chiesa.
Un contadino, tornando dai campi, vide una figura immobile ai piedi del campanile. Una donna vestita di bianco fissava la porta chiusa della chiesa. Non si muoveva, non respirava. Quando lui si avvicinò tremando, la donna sollevò lentamente il volto: al posto degli occhi aveva due orbite vuote, colme di cenere.
Il contadino urlò e cadde in ginocchio. Quando rialzò lo sguardo, la donna era sparita. Al suo posto, sul terreno umido, c’era solo un segno inciso nella terra: una croce rovesciata.
Da quella notte, chiunque osi passare vicino alla chiesa giura di sentire un fiato gelido dietro le spalle e un rintocco lontano che cresce e decresce, come se qualcuno stesse suonando la campana non per i vivi, ma per chi ancora deve morire.