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La casa delle magnolie

(Parte I – Il silenzio dopo il valzer)

Era una domenica di maggio del 1926 quando Villa Roccaforte riaprì i cancelli dopo quasi dieci anni di silenzio.
Il giardino, invaso dalle magnolie, profumava d’un odore troppo dolce per essere innocente.
Gli invitati arrivavano in carrozza o con le prime automobili lucide, si stringevano mani, si scambiavano sorrisi studiati, fingendo di non ricordare che proprio in quella villa, dieci anni prima, era stata ritrovata morta la giovane Contessa Alma di Roccaforte, in circostanze mai del tutto chiarite.

La padrona di casa, Adelaide, sorella minore di Alma, aveva deciso di riaprire le porte per un ricevimento in memoria del defunto marito, il Barone Arturo Ferretti, morto pochi mesi prima.
Ma dietro i veli neri e il portamento impeccabile, negli occhi chiari di Adelaide brillava una determinazione che nessuno riusciva a leggere fino in fondo.
C’era qualcosa che stava per accadere — e lei lo sapeva.

Il giovane ispettore Leonardo Serra, invitato come ospite d’onore da un vecchio amico della famiglia, notò subito i dettagli che gli altri ignoravano:
le mani tremanti del maggiordomo, il bicchiere d’assenzio che Adelaide non toccava, e un ritratto di Alma che qualcuno aveva spostato dalla parete del salone principale.

«Strano,» disse a bassa voce, «le case non cambiano i loro fantasmi di posto senza motivo.»

La serata procedeva tra valzer e brindisi, ma l’atmosfera aveva la tensione di un filo di seta teso al limite.
Quando l’orologio del salone batté le undici, la luce si spense per pochi secondi.
Un urlo squarciò la musica.

Quando tornarono le lampade, il corpo di un uomo giaceva a terra, con una rosa bianca stretta nella mano.
Era il dottor Cesare Montesi, medico di famiglia dei Roccaforte e, si diceva, l’unico a sapere la verità sulla morte di Alma.

Adelaide restò immobile, lo sguardo fisso sul corpo, come se lo avesse previsto.
L’ispettore Serra si fece largo tra gli invitati, posò due dita sul collo del medico e poi si voltò verso di lei.
«Contessa… qualcuno ha voluto che questa notte fosse ricordata. Non solo per il Barone.»

Un silenzio cadde su tutti.
La rosa bianca, stretta tra le dita del morto, aveva una macchia di rosso al centro.
Non sangue: era vernice.

E dietro il ritratto di Alma, scoperto per caso poche ore dopo, apparve un messaggio inciso sul muro:
“Non si muore due volte, se il segreto resta sepolto.”

……………..CONTINUA