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La Casa delle Ombre

Era una domenica sera d’agosto quando Partinico si spense improvvisamente. Un blackout inspiegabile lasciò tutto il paese al buio, tranne una vecchia villa abbandonata in contrada Margi, che si illuminò di colpo con luci tremolanti dietro le finestre sbarrate.

Da anni nessuno vi metteva piede. Si raccontava che quella casa fosse appartenuta a un notaio scomparso misteriosamente negli anni ’60, lasciando dietro di sé soltanto registri incompiuti e stanze vuote. Eppure, quella sera, una sagoma appariva e scompariva tra le tende strappate.

Martina, giovane cronista locale, non resistette alla tentazione di indagare: voleva uno scoop per la sua rubrica di cronaca nera. Con un registratore e una torcia, si avventurò fino alla villa. La porta, inspiegabilmente, era socchiusa. L’odore di muffa e carta bruciata la accolse.

Appena entrata, notò qualcosa di agghiacciante: sulle pareti c’erano appesi articoli di giornale ingialliti, tutti riguardanti sparizioni avvenute tra il 1962 e il 1975, con un dettaglio che la gelò: in ogni ritaglio, qualcuno aveva cerchiato i nomi delle vittime con inchiostro rosso.

Un rumore di passi la fece voltare. «Chi c’è?» gridò, con la voce incrinata. Nessuna risposta. Solo un vecchio grammofono che, da solo, iniziò a gracchiare una musica stonata.

Martina tentò di uscire, ma la porta si chiuse con uno scatto metallico. Corse verso una finestra: sbarrata. Il battito accelerava. Poi notò un dettaglio terrificante: tra i ritagli, ce n’era uno recente, datato tre giorni prima. Non parlava di un vecchio delitto, ma di lei. Il titolo la inchiodò: “Giovane giornalista scomparsa a Partinico”.

Un colpo improvviso sul pavimento la fece urlare. Dietro di lei, una botola si era aperta da sola, rivelando scale che scendevano nel buio. Una voce maschile, roca e vicinissima, sussurrò:
«Benvenuta a casa, Martina. Ti stavamo aspettando.»

La torcia le cadde di mano. La luce si spense.