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La fame trasformata in spettacolo: il nuovo inganno di Gaza sui social

I social network, nati come luoghi di intrattenimento, stanno diventando il nuovo campo di battaglia della propaganda. In questi giorni, mentre la comunità internazionale denuncia carestia e disperazione a Gaza, sui profili di alcuni influencer compaiono immagini che mostrano tavole imbandite, mercati pieni, una vita apparentemente normale.

È l’arte sottile e crudele del montaggio: tagliare, cucire, filtrare la realtà fino a renderla irriconoscibile. Eppure, dietro quelle immagini levigate, resta la tragedia di un popolo che soffre la fame, di bambini denutriti, di ospedali senza cibo né medicine.

La guerra è sempre disumana. Porta con sé morti, privazioni, dolore. Ma quando alla violenza delle armi si aggiunge la banalizzazione della sofferenza, la tragedia si trasforma in spettacolo. I social diventano un palcoscenico dove la verità viene rovesciata, le vittime rese invisibili, e il pubblico mondiale ridotto a spettatore passivo di un’illusione costruita a tavolino.

La stampa indipendente, che negli anni ha pagato con la vita il tentativo di raccontare ciò che accade davvero, viene esclusa o ridotta al silenzio. Al suo posto, scorrono video patinati che vogliono suggerire che “va tutto bene”. Un messaggio tanto surreale quanto indecente.

La realtà, però, non si cancella con un filtro. I corpi dei bambini morti di stenti, le famiglie senza acqua né elettricità, la fame che divora Gaza sono lì, sotto gli occhi di chi non si lascia ingannare. E per ogni immagine manipolata che tenta di occultare la verità, resta il grido silenzioso di un intero popolo che chiede solo di vivere.

La vera indecenza non è soltanto la guerra: è la sua trasformazione in spettacolo. Ed è contro questo inganno che le coscienze devono ribellarsi, prima che la tragedia venga sepolta da una montagna di like e di menzogne.