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La Memoria che Resiste

Ci sono memorie che dovrebbero essere eterne. Non solo per i popoli che le hanno vissute, ma per l’intera umanità. La memoria della guerra, dello sterminio, del dolore inciso sulla carne e sulla coscienza, dovrebbe essere un monito scolpito nel tempo: un “mai più” che non lascia spazio a interpretazioni.
E invece, troppo spesso, la memoria viene deformata, strumentalizzata, trasformata in un vessillo da agitare quando serve e da dimenticare quando diventa scomoda.

Israele ne è il paradosso più feroce. Nazione nata dalle ceneri della Shoah, portatrice di un dolore immenso che avrebbe dovuto trasformarsi in coscienza universale, oggi si atteggia a vittima perpetua, rivestendosi di quel lutto come di un’armatura, mentre perpetra — con una crudeltà centuplicata — le stesse atrocità da cui prometteva di distaccarsi per sempre. I campi profughi trasformati in macelli, i civili ridotti a bersagli, i bambini cancellati come numeri su una lista: immagini che nessun popolo, meno che mai quello che ha conosciuto lo sterminio, dovrebbe mai osare produrre.

Gli ultimi eventi lo dimostrano ancora una volta. La flottiglia che tentava di portare aiuti umanitari a Gaza è stata fermata, umiliata, respinta con la forza e con la solita retorica del “pericolo” e della “sicurezza”. Non sicurezza, ma paura; non difesa, ma dominio. E ancora una volta, la memoria della sofferenza passata viene invocata solo per giustificare l’ingiustificabile, per dare una patina di legittimità a un genocidio sotto gli occhi del mondo.

E il mondo?
Il mondo tace, o peggio ancora applaude.
La nostra premier, non solo tace ma si schiera apertamente dalla parte del carnefice. Un atto vergognoso: piegare l’Italia, tradire la sua storia di paese che ha conosciuto la guerra e la resistenza, che ha inciso sulla propria pelle la fame e il sangue, per servire un pazzo genocida con le mani intrise di morte. È un tradimento contro il nostro stesso popolo, un atto di servilismo che grida vendetta.

Ma la memoria resiste. Resiste nelle immagini che ci raggiungono ogni giorno, nei racconti che sfuggono alla censura, nelle voci dei sopravvissuti che ancora hanno il coraggio di gridare. Resiste negli occhi dei bambini che nonostante la fame e la paura stringono le mani delle madri. Resiste in chi scrive, in chi testimonia, in chi non si lascia piegare dal rumore assordante della propaganda.

La memoria che resiste non è quella delle commemorazioni vuote, delle corone d’alloro e delle frasi di circostanza. È quella che scava, che accusa, che non permette all’ipocrisia di vincere. È la memoria che ricorda a Israele che nessuno ha il diritto di rivendicare il ruolo di vittima eterna mentre diventa carnefice. È la memoria che dice a chi ci governa che schierarsi dalla parte sbagliata della storia non è neutralità diplomatica, ma complicità nel massacro.

E allora, la vera memoria è questa: non dimenticare, non perdonare l’oblio, non permettere che ciò che è stato “mai più” diventi ancora, con più ferocia, con più sangue, con più indifferenza.

La memoria resiste. E resisterà, finché ci sarà qualcuno che avrà il coraggio di raccontarla non come fardello, ma come arma contro l’ingiustizia.