La sedia del sottoscala
Nel sottoscala del palazzo di via Roma c’è una sedia che nessuno osa più guardare. È lì da decenni, coperta di polvere e macchie scure che non se ne vanno mai, nemmeno dopo la pioggia o i secchi d’acqua lanciati dai portinai.
Chi ci si avvicina giura di sentire un odore dolciastro, di carne marcia. Eppure nessun animale vi si è mai posato, nemmeno i topi. Come se anche loro avessero paura.
Dicono che fu lì che il vecchio portiere morì, seduto immobile, con gli occhi spalancati e la bocca deformata in un urlo che nessuno udì. Da allora, di notte, nello stesso punto, si ode ancora un respiro affannoso, rotto da colpi secchi, come un rantolo che non finisce mai.
Ma il peggio accade a chi prova a toccarla. Una volta, un ragazzo del piano terra, per scherzo, si sedette. Rideva. Poi il suo volto cambiò colore, gli occhi si rovesciarono e cadde a terra privo di sensi. Quando si riprese, non parlava più: solo urla strozzate, ogni notte, alla stessa ora.
Gli inquilini lo chiamano “il marchio della sedia”. Un marchio che non si cancella.
Ora il sottoscala resta chiuso, e la chiave nessuno la vuole. Ma chi passa davanti alla porta sente un rumore secco di legno che scricchiola, come se qualcuno si dondolasse lentamente.
Chi ha avuto il coraggio di guardare attraverso la fessura racconta di aver visto due occhi lucidi, che non erano di questo mondo, fissare nel buio.

Maria Cucchiara – Docente di filosofia e storia, scrittrice e collaboratrice di Radio Amica. Appassionata di cultura, attualità e impegno sociale, racconta la realtà con sensibilità e sguardo critico, unendo attenzione al territorio e apertura internazionale.
