L’albergo delle coincidenze
Il treno si era fermato nel cuore della notte, tra due stazioni che sembravano uguali e senza nome.
La voce metallica dell’altoparlante aveva annunciato un guasto alla linea, e i passeggeri si erano dispersi lungo il binario come figurine smarrite nella nebbia.
Lei, Clara, scese con una piccola valigia e nessuna meta precisa. Non viaggiava per arrivare, ma per dimenticare.
Aveva perso il lavoro, un amore e forse anche se stessa.
Quando vide la luce calda di un’insegna — Albergo delle Coincidenze — pensò che quel nome fosse un errore, una traduzione sbagliata. Eppure entrò.

All’interno, tutto aveva un’aria familiare. Il portiere, un uomo elegante dai capelli bianchi, le rivolse un sorriso gentile.
— Buonasera, signora. Bentornata.
Lei rimase interdetta.
— Mi scusi, credo ci sia un errore. Io non sono mai stata qui.
L’uomo si limitò ad annuire, come chi non ha bisogno di convincere nessuno.
— Nessuno torna per caso, signora. La camera è la numero sette.
Clara salì le scale, confusa ma stranamente serena.
Nella stanza, trovò un libro sul comodino. Dentro, una fotografia in bianco e nero: una giovane donna davanti a un lago, con lo stesso suo cappotto, la stessa sua valigia. Sul retro, una data: 6 ottobre 2005. Vent’anni esatti prima.
Nel corridoio, un suono di passi. Aprì la porta.
Un uomo le sorrise come si sorride a qualcuno che si riconosce dopo un lungo sonno.
— Ti ho aspettata, — disse.
Clara lo fissò, incapace di parlare. C’era nei suoi occhi qualcosa che le ricordava una promessa dimenticata, una vita che forse non aveva mai vissuto.
La notte trascorse lenta, come se il tempo si fosse piegato per accoglierli entrambi.
Al mattino, l’albergo era vuoto. Il portiere non c’era più, le stanze erano chiuse, e il cartello all’ingresso pendeva, scolorito, sopra una porta serrata da anni.
Clara salì sul treno successivo. Dal finestrino, mentre la nebbia si dissolse, vide l’albergo svanire tra gli alberi, come un ricordo che torna al suo luogo d’origine.
Nella tasca del cappotto trovò la fotografia: la stessa, ma con un dettaglio nuovo.
Sul retro, sotto la vecchia data, una frase scritta a mano:
“Le vite che non scegliamo, a volte ci aspettano in un sogno.”

Maria Cucchiara – Docente di filosofia e storia, scrittrice e collaboratrice di Radio Amica. Appassionata di cultura, attualità e impegno sociale, racconta la realtà con sensibilità e sguardo critico, unendo attenzione al territorio e apertura internazionale.
