Lampedusa, le bare abbandonate al sole: vergogna d’Italia e d’Europa

𝑫𝒊 𝑴. 𝑪𝒖𝒄𝒄𝒉𝒊𝒂𝒓𝒂 ✍️
Bare allineate sul molo, coperte da teli leggeri e lasciate per giorni sotto il sole rovente. Non è una scena di guerra lontana, ma la realtà di Lampedusa, dove le vittime del naufragio del 13 agosto sono rimaste esposte come se fossero pacchi dimenticati, non esseri umani.
Ventitré morti, dieci già trasferiti a Porto Empedocle, gli altri condannati a una seconda umiliazione: la negazione perfino di una camera mortuaria, inesistente sull’isola che da trent’anni regge il peso dei flussi migratori.
È un’immagine che ferisce e che accusa, perché racconta senza filtri il fallimento di uno Stato incapace di garantire dignità nemmeno ai morti, e di un’Europa che continua a lasciare Lampedusa sola, laboratorio di emergenza permanente.
Questa non è una cronaca: è una condanna. Si costruiscono muri, si invocano decreti, si promettono interventi, ma intanto i corpi vengono lasciati a bruciare sotto il sole come fossero rifiuti.
Non c’è retorica che possa coprire una vergogna simile. Ogni bara al sole è uno schiaffo alla coscienza civile, una frattura morale che pesa più di qualunque statistica.
Lampedusa non ha strutture adeguate, non ha risorse, non ha ascolto. Ha solo dolore e silenzio.
Questa immagine non deve sparire domani, inghiottita da altre notizie. Deve restare come marchio, come monito: se permettiamo che i morti siano trattati così, stiamo già tradendo i vivi.

Maria Cucchiara – Docente di filosofia e storia, scrittrice e collaboratrice di Radio Amica. Appassionata di cultura, attualità e impegno sociale, racconta la realtà con sensibilità e sguardo critico, unendo attenzione al territorio e apertura internazionale.
