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L’eco delle candele

(Parte II – Le candele di Roccamarina)

La notte in cui Anna nascose Erich nella cantina, l’aria del borgo parve cambiare consistenza.
Il vento portava l’odore del mare, ma anche quello acre del fumo che veniva dai monti.
Roccamarina viveva sospesa, come una candela che brucia piano prima di spegnersi.

Il giovane tedesco, pallido e febbricitante, restava per ore immobile sotto le travi umide del rifugio.
Anna gli portava da mangiare di nascosto: pane, latte, qualche patata lessa.
A volte gli leggeva i salmi della vecchia Bibbia di suo padre, senza sapere se capisse o no.
Lui ascoltava in silenzio, e nei suoi occhi azzurri c’era un dolore quieto, come se ogni parola gli restituisse qualcosa che credeva perduto.

«La guerra finirà presto,» gli disse una sera, «e ognuno tornerà a casa.»
«Io non ho più casa,» rispose lui piano, «solo colpe.»
Anna lo guardò a lungo, senza parlare.
Era la prima volta che capiva che anche i nemici avevano paura.

Ma il segreto non poteva durare.
Il fratello Pietro, che da settimane osservava le uscite notturne della sorella, la seguì una notte.
Scese i gradini della cantina e vide il tedesco.
Gli bastò uno sguardo per capire tutto.
Non urlò, non corse via.
Tornò in casa e si mise a scrivere una lettera, con la grafia incerta di chi non ha pace.

La mattina dopo, Anna trovò la porta socchiusa e il fratello scomparso.
Seppe solo più tardi che era andato al comando dei partigiani a denunciare “un soldato nemico nascosto”.
Il tradimento non nacque dall’odio, ma da un senso distorto di protezione: voleva salvarla, restituirla al paese prima che fosse troppo tardi.

Il tramonto di quel giorno colorò di rosso il cielo di Roccamarina.
Dal campanile si udirono colpi secchi: tre spari, poi il silenzio.
Anna corse verso la piazza.
Il corpo di Erich era steso contro il muro del municipio, le mani ancora legate, e ai suoi piedi una candela accesa, messa lì da qualcuno che non aveva avuto il coraggio di guardare.

Non pianse.
Restò ferma, con lo sguardo fisso sulla fiamma che si piegava al vento.
Nessuno le parlò, nessuno osò avvicinarsi.
In quel momento capì che la guerra non era fatta solo di armi, ma di scelte che nessuno avrebbe mai potuto cancellare.

Quella sera, tornando a casa, accese tutte le candele che aveva.
Una per suo padre, una per Erich, una per Pietro.
E mentre la casa si riempiva di luce tremolante, Anna sentì che dentro di lei qualcosa si spegneva per sempre.

Da quel giorno, nel paese cominciarono a chiamarla “la pazza delle candele”.
Ogni notte, alla stessa ora, le accendeva e le lasciava ardere fino all’alba.
Dicevano che pregasse, ma in realtà parlava con le ombre.
Con chi aveva amato, con chi l’aveva tradita, con chi non aveva potuto perdonare.

Quando gli americani arrivarono e la guerra finì, Roccamarina sembrava più vecchia di cento anni.
Anna non uscì più di casa.
La gente la vedeva alla finestra, il volto illuminato da una fiamma, come se custodisse il cuore stesso del tempo.