L’Europa e il doppio standard: Ucraina sì, Gaza no
L’Europa si trova di fronte a uno specchio che riflette una contraddizione sempre più evidente. Quando si parla di Ucraina, la linea è chiara: sostegno politico, militare ed economico pressoché illimitato. Bruxelles ha stanziato miliardi per il fronte di Kiev, ha imposto sanzioni durissime contro Mosca, ha organizzato ponti diplomatici e militari che hanno cementato la narrativa di un continente unito contro l’aggressione russa.
Ma quando lo sguardo si sposta su Gaza, lo scenario cambia. Le stesse istituzioni che invocano con forza il diritto internazionale per l’Ucraina, di fronte a migliaia di civili palestinesi morti sotto i bombardamenti, si limitano a esprimere “preoccupazione” o a invocare “moderazione”. Parole svuotate di peso, che si fermano sulla superficie e non incidono sulla realtà dei fatti: bambini denutriti, ospedali senza corrente, campi di sfollati trasformati in bersagli.
È qui che nasce l’accusa più dura: il doppio standard. Due guerre, due tragedie, due risposte diametralmente opposte. In un caso l’Europa si presenta come difensore della democrazia, nell’altro evita di urtare un alleato strategico, Israele, sacrificando sul silenzio migliaia di vite civili.

Gli osservatori internazionali parlano già di un danno d’immagine irreversibile: la credibilità dell’Unione come attore globale neutrale e garante dei diritti umani rischia di evaporare. Se i principi valgono solo a seconda della convenienza geopolitica, l’Europa si condanna da sola a un ruolo di spettatore interessato, non di mediatore imparziale.
Sul piano interno, la frattura è già visibile. Paesi come Irlanda, Spagna e Belgio hanno chiesto posizioni più dure verso Israele, mentre governi come Germania e Francia mantengono una linea attendista, sospesa tra prudenza diplomatica e pressioni economiche. Il risultato è un’Unione divisa, incapace di parlare con una sola voce.
Il silenzio su Gaza non è un vuoto: è un messaggio. Comunica che il diritto internazionale è selettivo, che le vite non hanno tutte lo stesso peso politico, che la sofferenza può essere ignorata se “strategicamente scomoda”. E questo, più delle bombe e dei carri armati, mina l’idea stessa di Europa come spazio di civiltà e diritti.

Maria Cucchiara – Docente di filosofia e storia, scrittrice e collaboratrice di Radio Amica. Appassionata di cultura, attualità e impegno sociale, racconta la realtà con sensibilità e sguardo critico, unendo attenzione al territorio e apertura internazionale.
