L’ultimo ponte
La pioggia cadeva da ore, lenta e ostinata, cancellando i contorni della città.
Elena camminava lungo il fiume con un passo che non cercava riparo. Le scarpe erano fradice, ma non le importava. Ogni goccia sembrava allungare il tempo, come se il mondo potesse trattenere ancora qualche istante prima di crollare.
Marco l’aspettava sotto il vecchio ponte, le mani affondate nelle tasche del cappotto.
Quando la vide arrivare, non si mosse. Anche lui sapeva che quel giorno non chiedeva gesti, solo presenze.
Si guardarono a lungo. Nessuna parola, solo il suono dell’acqua e il respiro che tremava.

Erano stati amanti quando la vita aveva ancora la freschezza dell’attesa.
Avevano riempito stanze vuote con promesse che credevano indistruttibili, convinti che l’amore fosse una muraglia contro il tempo.
Poi erano arrivati i giorni lenti della distanza, le telefonate brevi, le notti separate.
Non c’era stato un tradimento, solo la fatica di rimanere vivi nello stesso sogno.
Elena parlò per prima.
«Domani parto.»
La voce era calma, quasi dolce.
«Lo so» disse Marco. Non chiese dove.
Il fiume portava con sé rami spezzati, bottiglie, foglie scure. Tutto scivolava via senza rumore.
Lui le sfiorò la mano. Era fredda, ma nel tocco c’era una tenerezza che nessun inverno poteva consumare.
«Vorrei che restassi» mormorò. Non era una supplica, solo una constatazione.
«Anch’io» rispose lei. «Ma restare sarebbe morire lentamente. Andare forse è morire in un altro modo.»
Il cielo si fece più scuro. La città, dall’altra parte del ponte, accendeva le prime luci.
Sembravano stelle che non sapevano nulla di loro.
Marco la attirò a sé. Le labbra si incontrarono come due viandanti che si riconoscono dopo un lungo viaggio.
Un bacio breve, carico di anni e di addii.
«Ti amerò ancora domani» disse lui.
«E io ieri» rispose lei.
Quando Elena si allontanò, Marco restò a guardare il fiume.
La pioggia aveva smesso, ma il mondo continuava a scorrere come se nulla fosse accaduto.
Eppure, tra quelle acque grigie, lui sentiva una certezza nuova: l’amore, anche quando si perde, non muore mai nel silenzio che lo ha visto nascere.

Maria Cucchiara – Docente di filosofia e storia, scrittrice e collaboratrice di Radio Amica. Appassionata di cultura, attualità e impegno sociale, racconta la realtà con sensibilità e sguardo critico, unendo attenzione al territorio e apertura internazionale.
