L’Ultimo Respiro di Thalassa
Nel 2174 il mare aveva reclamato ciò che l’uomo gli aveva strappato. Dove un tempo si stendeva l’Europa mediterranea, ora galleggiavano isole di metallo e cupole trasparenti. Tra le profondità color cobalto giaceva Thalassa, una città che respirava sotto l’acqua grazie a enormi polmoni d’acciaio e luce sintetica. Le sue strade erano corridoi di vetro liquido, i palazzi radici ancorate al fondale. Nessun cielo, solo l’infinito blu.
Lysandra era nata tra quelle correnti artificiali, figlia di una generazione che non aveva mai visto l’alba. Restaurava antichi manoscritti impermeabilizzati, convinta che nei libri sopravvivesse l’unico ossigeno autentico. Da mesi, però, un sogno la tormentava: una campana d’aria sospesa nel cuore della città, un luogo vietato che nessuna mappa mostrava e che una voce maschile, sussurrando tra le onde del sonno, chiamava la Sala del Ricordo.

Una sera di mare nero, Lysandra seguì il richiamo. Attraversò tunnel di vetro opaco, scale che gemevano come ossa, fino a un portale arrugginito da cui filtrava una luce argentea. Dentro, il tempo era diverso: l’acqua danzava lenta, trattenuta da campi magnetici, e al centro galleggiava un uomo. Non indossava tute, non aveva bombole. Respirava come se l’oceano fosse aria.
Si chiamava Elian, e nei suoi occhi c’era la memoria di superfici perdute. «Sono venuto a ricordarti che non tutto deve restare sommerso» disse, la voce più simile a un battito che a un suono. Lysandra sentì un tremito che non apparteneva alla paura. Ogni parola di quell’uomo sembrava sciogliere le catene invisibili che le ancoravano il cuore alla città.
«Il mare non è una prigione» continuò Elian. «È una scelta. Puoi restare qui a vivere in un tempo senza cielo, oppure salire con me verso la luce che nessuno crede più reale.»
Lysandra guardò il vetro che la separava dall’abisso. Vide riflessa la propria vita: le giornate scandite da orologi d’acqua, gli amori rinviati per mancanza di coraggio, i libri che parlavano di sole ma non ne portavano il calore. Tutto le parve improvvisamente leggero e fragile, come un respiro trattenuto da troppo tempo.
Elian tese una mano. Le dita, sfiorando la barriera magnetica, fecero vibrare l’acqua come una corda di violino. Lysandra capì che accettare significava abbandonare ogni certezza, rinunciare all’aria artificiale che le aveva garantito la sopravvivenza. Ma capì anche che il vero pericolo era restare, respirare per sempre un ossigeno senza vita.
Fece un passo. Il campo magnetico si aprì con un suono simile a un sospiro. L’acqua le avvolse il corpo, fredda e luminosa, mentre il cuore batteva come un tamburo antico. Non c’era più paura, solo la consapevolezza che l’amore — quando è scelto — diventa la più pura forma di libertà.
Quando la città si accorse della sua fuga, le campane di pressione suonarono invano. Thalassa rimase immobile, prigioniera del suo eterno respiro. Lysandra ed Elian, invece, salirono verso la superficie che nessuno credeva più possibile, portando con sé la prova che anche nel silenzio delle profondità può nascere una luce capace di cambiare il mondo.

Maria Cucchiara – Docente di filosofia e storia, scrittrice e collaboratrice di Radio Amica. Appassionata di cultura, attualità e impegno sociale, racconta la realtà con sensibilità e sguardo critico, unendo attenzione al territorio e apertura internazionale.
