Naufragio a Lampedusa, il dolore di una giovane madre: “Voglio che mia figlia e mio marito riposino accanto a me”
Canicattì (AG) – “Voglio che la mia bimba e mio marito possano essere seppelliti nello stesso posto in cui sarò tumulata io”. È la richiesta, intrisa di dolore e disperazione, della giovane donna somala sopravvissuta al doppio naufragio avvenuto mercoledì scorso al largo di Lampedusa, tragedia in cui ha perso la figlioletta di appena 11 mesi e il marito.
La donna, attualmente ospitata nell’hotspot dell’isola e assistita da psicologi e volontari della Croce Rossa, potrebbe essere trasferita già in serata o nella giornata di domani. Nelle ultime ore, attraverso i rappresentanti di un’associazione, ha espresso la volontà di poter un giorno riposare nello stesso luogo in cui verranno tumulati i suoi familiari.
Intanto, a Canicattì, sono giunte tre bare, tra cui quelle del padre e della piccola, entrambi originari della Somalia. I feretri sono stati accolti al cimitero comunale dal sindaco Vincenzo Corbo, che ha raccolto la toccante richiesta della giovane.
«Per il momento – ha spiegato il primo cittadino – non procederemo alla tumulazione che era prevista per lunedì mattina. Attenderemo di capire quale sarà il futuro della signora, che ha manifestato il desiderio di avere accanto a sé la figlioletta e il marito».
Un dolore straziante, acuito dall’illusione che la tragedia potesse avere un esito diverso. La giovane madre, infatti, ha riconosciuto i corpi soltanto giovedì sera, dopo aver osservato le foto delle 23 vittime del naufragio mostrate dalla polizia. Fino a quel momento aveva continuato a sperare che almeno il marito fosse ancora vivo, magari tratto in salvo e non ancora registrato tra gli ospiti dell’hotspot.
Il dramma della donna somala si aggiunge al lungo elenco di storie di sofferenza che, ancora una volta, riportano alla ribalta la tragedia delle migrazioni e il prezzo altissimo che troppe famiglie continuano a pagare nel tentativo di raggiungere l’Europa. (FONTE ANSA)

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