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Palermo, gli studenti Unipa incontrano Salvatore Cangelosi: “La Sicilia non è una terra di analfabeti” (FOTO)

Il mondo dell’editoria sta cambiando drasticamente: le case editrici “sfornano” sempre più libri che siano indirizzati ad un pubblico che considera la lettura come un “hobby strumentale”, con il quale trascorrere qualche ora del proprio tempo tra i tanti impegni frenetici della quotidianità, o che abbiano come interlocutori degli appassionati di cucina, sport, musica o gossip ma che di letteratura non hanno assolutamente contezza alcuna. Chiunque si diletta a scrivere, anche chi un libro non lo hai mai neanche sfogliato, ma nel frattempo la lettura perde sempre più la sua identità, riducendosi ad una banale e monotona azione meccanica. La letteratura nel nuovo millennio è online, è veloce, si legge molto di più, ma sui device, e la percentuale di analfabetismo funzionale, nel frattempo, aumenta di anno in anno. E allora qualcosa non va, è necessario davvero capire dove sbagliamo soprattutto se sono gli stessi dati ISTAT a registrare, in Sicilia, una percentuale del 7% di lettori, nonostante ci vantiamo di aver avuto grandissime menti letterarie, nate nella nostra terra, come Sciascia e Pirandello per citarne qualcuno. A loro il merito di aver creato e portato avanti la letteratura italiana: non dimentichiamoci che l’inizio della tradizione letteraria in lingua italiana risale alla prima metà del XIII secolo con la scuola siciliana di Federico II di Svevia. Il paradosso è che adesso la Sicilia è ferma al 7% scarso di lettori e lettrici. Il quotidiano “La Repubblica” di Venerdì 29 settembre 2023 intitola la pagina di Società con un titolo agghiacciante “Addio ai libri. L’isola incolta non legge più”.

La pagina del quotidiano “La Repubblica”

E al perché di tutto ciò, la risposta non è mai completa. Perché i siciliani leggono poco? Forse, ma anche perché, probabilmente, si sentono superiori. I siciliani leggono episodicamente letture che nascono e muoiono, e non certo i capisaldi che costituiscono il vero patrimonio immateriale della nostra tradizione letteraria. Un tema importante, su cui bisogna riflettere, che ha scaturito un incontro altrettanto proficuo, questa mattina, all’interno dell’aula Cocchiara nell’edificio 12 di Viale delle Scienze a Palermo. Una lezione di vita, aggiungerei, tenuta da Salvatore Cangelosi agli studenti del corso di Lingua e Testualità Italiana accompagnati dal professore Vincenzo Pinello, soddisfatto della buona riuscita del primo incontro del ciclo di seminari “Le parole nel testo” da lui stesso organizzato. È la storia appassionante e, certamente, stimolante di Salvatore ad aver coinvolto attivamente gli studenti della Triennale di Lettere, della sua passione per l’editoria che fin da ragazzo lo ha travolto e che lo ha reso una testimonianza diretta di quanto impegno, dedizione e formazione ci sia dietro un “comune” libraio. “Libri, lettura ed editoria, alle soglie del nuovo millennio”, il titolo dell’incontro, durante il quale gli studenti si sono chiesti il motivo per il quale leggiamo, il significato intenso della lettura. “Il mestiere del librario è una professione”, ha ribadito più volte Salvatore Cangelosi. Ed effettivamente è così, o almeno così lo era, oltre trent’anni fa, quando Salvatore cominciò a familiarizzare con i libri che mai più abbandonò. Divenne un intermediario fedele tra libro, autore e lettore. “Il libraio deve avere questa capacità di saper stare in mezzo e di saper consigliare”, afferma Salvatore – deve essere molto colto”. E per questo lui “macinava” decine di libri, tentando di recuperare la cultura perduta durante l’infanzia che poi, successivamente, avrebbe trasmesso alla sua fedele clientela, in oltre 30 anni di lavoro alla Feltrinelli. E quando uno studente, nel bel mezzo della chiacchierata, chiede a Salvatore un consiglio per approcciarsi alla lettura consapevole, lui risponde: “Ognuno è diverso dall’altro, ciascuno ha la propria sensibilità. Gli scrittori creano i propri mondi, diversi, e devono essere in grado di trascinarti dentro”. In effetti, se davvero esistesse un mondo dentro colui che scrive, che sogna e che crea storie, allora quel mondo deve uscir fuori, fluire su carta in parole e immagini. E leggere un libro vuol dire anche provare sensazioni differenti, e Tomasi di Lampedusa, autode del noto romanzo “Il Gattopardo”, lo aveva capito. Infatti quando gli si chiedeva se avesse letto alcuni libri, alla risposta negativa lui ribatteva: “Sapete quanto vi invidio per non averli ancora letti? Voi avreste potuto piangere per la bellezza”. Se le pagine che si leggono, per bellezza o per costruzione sintattica, fanno venire la pelle d’oca, se una pagina fa “saltare dalla sedia” il lettore, allora significa che ha raggiunto uno scopo. E forse il lavoro dello scrittore è proprio questo, quello di mostrare agli altri il mondo che ha dentro. Immaginare un interlocutore a cui raccontare il proprio mondo, senza però conoscere chi, tra chissà quanto tempo, terrà quelle pagine fra le mani. Ecco che la lettura altro non è che l’incontro tra due sconosciuti: il libro e il lettore stesso. “Non può e non deve esserci una terza figura intermediaria” – dice Salvatore Cangelosi -. “Ecco perché non sono d’accordo all’utilizzo degli audio libri: il lettore deve rapportarsi direttamente con il testo in questione e quindi con l’autore, non ha bisogno di un attore che gli legga quelle pagine”. Un incontro davvero interessante quello tra i ragazzi di Unipa e Salvatore Cangelosi, che alla fine però ha chiarito un quesito postogli da un ragazzo. “Oggi è ancora possibile, per gli scrittori, “creare mondi”?” La risposta non è stata certamente rassicurante. “Oggi, i grandi scrittori, non esistono più – ha esordito Cangelosi -. I generi letterari sono stati svalutati da un’ipertrofia di pubblicazione. Assistiamo a delle situazioni surreali: un cantante, ad esempio, che scrive un romanzo. Oppure la proliferazione di letteratura gialla: l’Italia è diventata il Paese dei commissari, dei marescialli. Questo va ad uccidere i capisaldi. Questo discorso si può estendere anche nella letteratura di grande valore: la proliferazione uccide la qualità, come allo stesso modo accade per i grandi colossi editoriali che nell’arco di qualche anno faranno definitivamente scomparire le piccole realtà, le librerie di quartiere che tanto hanno dato alla fine del secolo scorso. Purtroppo, devo dirti che attualmente non c’è più un creatore di mondi”. Una risposta che però non deve demoralizzare la generazione del futuro, sperando che un giorno un’inversione di tendenza possa nuovamente riportare i lettori ad appassionarsi dei capolavori della nostra letteratura. È una speranza: quella mia, giovane giornalista e studente universitario, quella di Salvatore Cangelosi, testimonianza preziosa di questo lavoro, dei giovani che si apprestano a vivere il mondo che verrà, all’Italia e alla Sicilia in particolare affinché si possa nuovamente dire che la nostra isola è la “culla della letteratura”.