Palermo: In memoria di Paolo Giaccone, a 44 anni dal sacrificio del medico legale che sfidò Cosa nostra
Ricorre oggi l’80° anniversario della nascita — e il 44° della scomparsa — di Paolo Giaccone, il medico legale del Policlinico di Palermo assassinato l’11 agosto 1982 per mano della mafia. Una figura il cui ricordo rimane un pilastro per chiunque creda nei valori fondamentali dell’integrità morale, dell’etica professionale e della legalità.

La vicenda che ne segnò la sorte si consumò nei primi mesi del 1982. In seguito alla tragica sparatoria di Bagheria del dicembre precedente, che aveva provocato quattro morti durante uno scontro tra clan rivali, a Giaccone fu affidato l’incarico di esaminare le impronte digitali rinvenute su una delle vetture utilizzate dai killer. La perizia attribuiva in modo inequivocabile un’impronta a uno spietato elemento della criminalità organizzata locale.
Di fronte al chiaro ed elevato valore probatorio di quell’analisi, i vertici di Cosa nostra cercarono di fare pressione sul professionista per spingerlo a ritrattare o falsificare la relazione tecnica. La risposta di Giaccone fu un netto e fermo rifiuto: fedele al giuramento prestato e incapace di piegarsi al compromesso o alla minaccia, confermò integralmente le sue conclusioni scientifiche.
La vendetta mafiosa non tardò ad arrivare. L’11 agosto 1982, mentre si recava come ogni giorno al lavoro presso l’Istituto di Medicina Legale dell’Università di Palermo — oggi a lui intitolato —, Paolo Giaccone venne sorpreso dai sicari tra i vialetti del Policlinico e crivellato da numerosi colpi d’arma da fuoco. Morì sul colpo a sole poche settimane di distanza dagli assassinii di Pio La Torre e del generale Carlo Alberto dalla Chiesa, in una delle stagioni più feroci e insanguinate della storia italiana.
A distanza di oltre quattro decenni, la figura di Paolo Giaccone continua a rappresentare un modello limpido di rigore morale per le nuove generazioni e per tutti i professionisti del mondo medico e scientifico. Il suo rifiuto di scendere a patti con la criminalità ha dimostrato come la fedeltà al proprio dovere possa diventare l’arma più potente contro il giogo mafioso, lasciando una testimonianza civile la cui forza resta immutata nel tempo.

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