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Palermo, la DC attacca Calenda: “Vuole commissariare la Sicilia, ma è stato eletto dai siciliani”

PALERMO – «Commissariamo la Sicilia!» Con questa frase, pronunciata in conferenza stampa alla Camera, il senatore Carlo Calenda ha lanciato una nuova provocazione politica che ha suscitato immediate reazioni. Tra le più dure, quella di Stefano Cirillo, segretario regionale della Democrazia Cristiana, che ha accusato il leader di Azione di voler “impartire lezioni” a un territorio che lo ha eletto ma che, a suo dire, non conosce né rappresenta.

«L’Illuminato torna ad attaccare la Sicilia, ergendosi a moderno redentore dei Gattopardi – ha dichiarato Cirillo –. Il richiamo al celebre romanzo di Tomasi di Lampedusa è inevitabile: “Noi fummo i leoni e i gattopardi; dopo di noi verranno le iene e gli sciacalli.” Ma mai avremmo immaginato che a rappresentare l’Isola sarebbe arrivato un senatore che, dal pulpito romano, propone di commissariare la Regione».

Secondo Cirillo, Calenda non ha alcun radicamento sul territorio, né rappresentanza parlamentare in Sicilia, ma continua a proporre soluzioni calate dall’alto. «Dice di voler liberare la Sicilia. Da chi, non è chiaro. Manca solo Angelica al suo fianco, e il nostro Don Calogero 2.0, versione Deluxe, sarebbe completo. Attendiamo soltanto Maurizio Crozza per la parodia: “Il Gattopardo e il Senatore in Azione contro la Sicilia.”»

Il segretario della DC sottolinea come Calenda sia stato eletto proprio dai siciliani, e che da lui ci si aspettavano proposte concrete per lo sviluppo dell’Isola, non un commissariamento. «Noi siciliani abbiamo sopportato di tutto: Borboni, Garibaldini, governi salvifici e colonizzatori di passaggio. Sopravviveremo anche a Lei, Senatore, e alle Sue contraddizioni», ha concluso Cirillo.

La polemica si inserisce in un clima politico già teso, dove il tema del rapporto tra centro e periferia, tra Roma e le regioni del Sud, torna a infiammare il dibattito. Resta da vedere se alle parole seguiranno proposte legislative e se il confronto troverà spazio nelle sedi istituzionali.