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Palermo ricorda le stragi del 1992, 31 anni dopo: in aula Bunker folla di studenti provenienti da tutta Italia

Una giornata intensa, ricca di eventi e iniziative, nel 31 anniversario da quella tragica strage in cui Cosa Nostra tentò, senza riuscirci, di cancellare per sempre gli ideali di Falcone e Borsellino. Palermo anche quest’anno si è ritrovata davanti l’aula Bunker del carcere Ucciardone, luogo simbolo del Maxi processo che per la prima volta sentenziò nel 1987 gli autori materiali e i mandanti di quella stagione ma che allo stesso tempo fu il traguardo più importante del lavoro di Giovanni Falcone e del pool antimafia, uno spartiacque nella lotta alle cosche. Un anniversario che si è aperto con un momento di raccoglimento da parte del ministro dell’Interno Matteo Piantedosi, davanti ai resti accartocciati della Quarto Savona 15, nome in codice dell’auto sulla quale viaggiavano i tre agenti di polizia morti nella strage di Capaci, nel cortile della caserma Lungaro dove ha sede il Reparto scorte della questura di Palermo. Accanto a lui Tina Montinaro, moglie di Antonio Montinaro che perse la vita insieme ai colleghi Vito Schifani e Rocco Dicillo. Erano tutti a bordo di quella Lancia Thema che ora, ridotta a un groviglio di lamiere chiusa dentro una teca, ricorda agli occhi di chi c’era e soprattutto di chi non c’era – trentuno anni fa – che cosa fu la strage di Capaci. Successivamente un incontro all’interno l’aula Bunker con alcuni dei protagonisti di quel ventennio, Pietro Grasso e Giuseppe Ajala, insieme a moltissime scolaresche provenienti da tutte le regioni d’Italia e ottanta baby sindaci. Testimonianze toccanti e aneddoti che hanno ripercorso il processo più complesso mai fatto contro la mafia, la paura di fallire ma anche un barlume di speranza che si può riassumere, ancora oggi, con la fiammella di un accendino regalato a Pietro Grasso da Paolo Borsellino pochi giorni prima di morire che il giudice tiene sempre con sè. E il ricordo di Falcone, amico fraterno anche di Ajala, è una ferita ancora aperta che a distanza di 30 anni non pone fine alle sofferenze. “Falcone mi manca sempre, era come un fratello – afferma Giuseppe Ajala – mi ha cambiato la vita due volte, quando è entrato e quando se n’è andato. Mi manca da morire”. La mattinata si è conclusa con la trasmissione televisiva trasmessa dalla Rai dal palco allestito nella piazza dinanzi il carcere Ucciardone: sul palco della commemorazione organizzata dalla Fondazione Falcone sono state lette le parole del presidente della Repubblica Sergio Mattarella, fratello del presidente della Regione Sicilia Piersanti, assassinato dalla mafia nel 1980, che ricorda le vittime di Capaci e degli altri attentati: «La mafia li ha uccisi, ma è sorta una mobilitazione delle coscienze che ha attivato un forte senso di cittadinanza. I criminali mafiosi pensavano di piegare le istituzioni, di rendere il popolo suddito di un infame potere, ma la Repubblica seppe reagire con rigore e giustizia». Un anniversario particolare, quello di quest’anno, in cui dopo trent’anni di latitanza è arrivata una risposta concreta con l’arresto di Matteo Messina Denaro il 16 gennaio scorso, raccontato sullo stesso palco dal vicecomandante del Ros dei carabinieri Gianluca Valerio e dal procuratore di Palermo Maurizio De Lucia. All’interno dell’evento televisivo i saluti del sindaco di Palermo, Roberto Lagalla, e del presidente della Regione, Renato Schifani che ha ribadito la volontà della Regione a contrastare ogni forma di criminalità organizzata. Gli omaggi musicali curati dal Liceo “Giuseppe Meli” di Palermo e il ringraziamento commosso della sorella di Falcone, Maria. La giornata di concluderà nel pomeriggio, dinanzi l’albero Falcone, in cui alle ore 17.58 un trombettiere della polizia suonerà il “Silenzio” per ricordare la strage di Capaci, all’ora in cui fu azionato il telecomando che fece esplodere il tritolo. Si leggeranno i nomi di tutte le vittime per ricordare quell’attentato che risvegliò l’Italia dall’omertà.

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