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Palermo, smantellata organizzazione criminale responsabile di furti, rapine, armi e droga: 7 misure cautelari, scoperto covo con “marmotte” esplosive

PALERMO — Per mesi, tra settembre e dicembre 2023, una rete silenziosa di investigatori ha seguito movimenti, voci, auto che comparivano e sparivano nella notte. Carabinieri della Compagnia Piazza Verdi e agenti della Squadra Mobile hanno lavorato fianco a fianco, intrecciando pedinamenti, intercettazioni, analisi di tabulati e immagini di videosorveglianza. Dietro quell’apparente normalità cittadina, si muoveva una struttura criminale stabile, capace di colpire con precisione chirurgica sportelli bancomat, abitazioni e obiettivi scelti con cura. Una banda che non improvvisava: studiava, pianificava, si muoveva come un’unica macchina.

Il capo, il braccio destro e la “squadra d’assalto”

Al vertice, secondo gli investigatori, c’era il 26enne, descritto come il promotore e stratega. Era lui a decidere tutto: i sopralluoghi, i tempi dei colpi, la scelta dei bersagli, la spartizione dei proventi. Accanto a lui, il 55enne, figura di raccordo: reclutatore, organizzatore, uomo di fiducia. Un ponte tra il capo e gli esecutori. Poi c’era la parte più visibile — e più pericolosa — del gruppo: la “squadra d’assalto”, composta da quattro uomini che si alternavano come pali, autisti, esecutori materiali. Erano loro a maneggiare armi, esplosivi, a scardinare gli ATM con la famigerata “marmotta”, un ordigno artigianale capace di far saltare in aria gli sportelli.

Colpi studiati come operazioni militari

Ogni furto era preceduto da giorni di osservazione. Le abitudini delle vittime venivano analizzate con attenzione: quando uscivano, quando rientravano, quali luci lasciavano accese. I colpi ai bancomat erano i più spettacolari: arrivavano veloci, piazzavano l’ordigno, facevano saltare la cassa e sparivano nel buio. Tutto in pochi minuti. E quando serviva, la banda non esitava a ricorrere alla rapina, colpendo nei momenti di massima vulnerabilità.

Il covo: armi, esplosivi e un’auto rubata

Il tassello decisivo è arrivato quando gli investigatori hanno individuato un covo. Dentro, un arsenale: radio portatili e cellulari, passamontagna e arnesi da scasso, congegni esplosivi tipo “marmotta” pronti all’uso, strumenti per fabbricare ordigni e un’auto rubata. Un luogo nascosto, pensato per preparare i colpi e sparire rapidamente dopo l’azione.

Arresti, sequestri e un’indagine che ha scavato a fondo

L’ordinanza cautelare emessa dal GIP di Palermo — su richiesta della Procura — ha colpito sette persone: sei palermitani tra i 23 e i 55 anni e un 30enne denunciato a piede libero. Nel corso dell’indagine erano già stati arrestati tre soggetti per spaccio, sequestrati 1,8 kg di marijuana e recuperati 100 grammi di polvere da sparo, petardi artigianali e strumenti per fabbricare ordigni. Un mosaico investigativo complesso, che ha permesso di azzerare una struttura criminale radicata e pericolosa.

Presunzione di innocenza

Gli indagati sono, allo stato, gravemente indiziati, ma non colpevoli. La loro posizione sarà valutata dall’Autorità Giudiziaria nel pieno rispetto del principio di presunzione di innocenza fino a eventuale sentenza definitiva.