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Partinico, allarme inciviltà. Rao: “Non basta indignarsi, bisogna agire”

PARTINICO (PA) – Un appello duro, diretto, senza giri di parole. Il sindaco di Partinico, Pietro Rao, interviene pubblicamente dopo gli ultimi episodi di inciviltà e vandalismo che hanno colpito spazi e beni comuni della città, lanciando un messaggio alla comunità e richiamando tutti alla responsabilità. «C’è un silenzio che pesa più delle parole – afferma Rao –. È quello della coscienza collettiva quando sceglie di non vedere, di non intervenire, di voltarsi dall’altra parte».

“Non basta indignarsi: quel qualcuno che deve agire siamo noi”

Il sindaco denuncia apertamente la passività di fronte ai comportamenti di pochi cittadini che, con atti vandalici e gesti incivili, deturpano il patrimonio pubblico. «Non basta indignarsi a distanza, non basta commentare sui social, non basta dire ‘qualcuno dovrebbe fare qualcosa’. Quel qualcuno siamo noi. Sempre», sottolinea Rao, ricordando che una comunità esiste davvero solo quando difende ciò che è giusto e protegge il bene comune “come fosse casa propria”. Secondo il primo cittadino, la neutralità di fronte ai danneggiamenti non rappresenta equilibrio, ma «una forma di complicità».

“Chi tace davanti a un’ingiustizia è parte del problema”

Rao invita i cittadini a superare la rassegnazione e a non voltarsi dall’altra parte quando si verificano episodi di vandalismo, abbandono di rifiuti, danneggiamenti o comportamenti che minano il vivere civile. «Essere uomini e donne di pace non significa evitare il conflitto – afferma –. Significa avere il coraggio di esporsi, di dire ‘questo non è accettabile’, anche quando è scomodo, anche quando costa».

La coscienza collettiva come fondamento della comunità

Il sindaco richiama l’importanza dei gesti quotidiani, delle responsabilità individuali che, sommandosi, diventano forza comune: «La coscienza collettiva non è un concetto astratto: è fatta di scelte quotidiane. Se perdiamo questo, perdiamo tutto. Perdiamo la dignità di chiamarci comunità». Rao conclude con una domanda che vuole essere un invito all’assunzione di responsabilità: «Da che parte stiamo».