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Partinico e l’esempio di Terrasini: quando la coscienza si piega per rialzare la città

Un piccolo moto d’invidia è lecito? La notizia di questa mattina racconta di Terrasini e dei suoi cittadini, scesi in strada per pulire la loro città. Scope, sacchi, mani che raccolgono ciò che non dovrebbe mai essere abbandonato a terra: un gesto semplice ma straordinario, capace di trasformarsi in orgoglio collettivo.

E allora, inevitabilmente, lo sguardo si volge a Partinico. Qui, troppo spesso, il territorio appare addormentato e apatico. Gettare rifiuti negli angoli sembra diventato uno sport, infrangere le regole della decenza quasi un vanto. I nostri giovani crescono tra esempi concreti di diseducazione al bene comune: strade sporche, spazi abbandonati, cittadini che non sentono alcun legame con la propria terra.

Questa indifferenza è più grave di ogni rifiuto gettato a terra: è la sporcizia morale, quella che lentamente anestetizza le coscienze. Eppure, basterebbe poco. Basterebbe sognare — e soprattutto realizzare — un momento di aggregazione, di collaborazione vera, dove giovani, anziani, uomini e donne si ritrovino insieme nelle piazze e nelle strade, pronti a chinarsi per raccogliere non solo cartacce e bottiglie, ma anche la dignità perduta della nostra città.

Partinico ha bisogno di un atto di ribellione all’apatia. Un gesto che non sia simbolico, ma concreto. Se a leggere queste righe ci sentiamo indignati, è il segno che il seme è vivo. Allora diamoci appuntamento: armati di scope, sacchetti e volontà, per restituire al nostro territorio il rispetto che merita, giorno dopo giorno, rifiuto dopo rifiuto.

Perché la bellezza di una città non dipende solo dalle sue piazze e dai suoi monumenti, ma dal grado di coscienza dei suoi cittadini. E oggi, più che mai, Partinico deve svegliarsi.