Partinico: Il business della gestione dei rifiuti foraggiava ferrari, rolex e ville con i soldi pubblici.
????Nell’occhio del ciclone sono finiti i cugini lo Greco della “Cogesi” e il funzionario del Comune, l’Ingegnere Giuseppe Gallo.

Hanno vissuto per anni da milionari con i soldi degli appalti per i mezzi della raccolta rifiuti in alcuni comuni della provincia di Palermo. Hanno guidato Porsche, Ferrari e Range Rover, volato con jet privati, abitato in ville con piscina, ostentato un Rolex diverso per ogni giorno della settimana. Si sono comprati un appartamento a Montecarlo e nel principato di Monaco hanno aperto una pasticceria siciliana. Un tenore di vita da milionari, peccato che gli unici milioni in questa vicenda siano stati il buco creato nelle società di noleggio di mezzi per la raccolta dei rifiuti, gestite tramite prestanome e fatte fallire dopo averle prosciugate. Due milioni e mezzo di euro sottratti al fisco, agli enti previdenziali, a fornitori e dipendenti portando i libri in tribunale per le società decotte e continuando l’attività con nuove aziende pulite e senza debiti.
Un gioco criminale che è finito questa mattina per i cugini Michele Lo Greco, 30 anni, Stefano Lo Greco, 36 anni e per Valentina Mangano, 27 anni (compagna di Stefano Lo Greco), arrestati e messi ai domiciliari nell’operazione congiunta di carabinieri e finanzieri delle compagnie di Partinico. Cinque le misure cautelari firmate dal gip di Palermo Paolo Magro su richiesta dei sostituti procuratori Vincenzo Amico e Andrea Fusco coordinati dall’aggiunto Sergio Demontis. Oltre ai tre ai domiciliari, per Vincenzo Lo Greco, 71 anni, è scattato l’obbligo di dimora, mentre per il funzionario del comune di Partinico Giuseppe Gallo (all’epoca dei fatti responsabile del settore Lavori pubblici e Servizi ambientali) il gip ha disposto la misura interdittiva della sospensione dall’esercizio del pubblico ufficio. Un sesto indagato, il commercialista del gruppo, A.G. è indagato a piede libero. Sequestrati beni per 2,5 milioni di euro fra immobili, quote societarie e auto di lusso.
Secondo i magistrati i sei indagati sono responsabili, a vario titolo, dei reati di bancarotta fraudolenta, intestazione fittizia di beni e quote societarie, inadempimento di contratti per pubbliche forniture, utilizzo di fatture per operazioni inesistenti, riciclaggio e autoriciclaggio. “L’operazione odierna è nella scia dell’intenso impegno informativo e investigativo dell’Arma su un territorio complesso, che ha portato nell’ultimo biennio a promuovere la procedura di scioglimento dei comuni di San Cipirello e di San Giuseppe Jato e del consiglio comunale di Partinico – sottolinea il generale Arturo Guarino, comandante provinciale dei Carabinieri di Palermo – Il monitoraggio costante, questa volta in sinergia preziosa con i colleghi della guardia di finanza, ha fatto emergere elementi di responsabilità nel delicato settore della gestione dei rifiuti, un ambito che si è spesso mosso nell’ombra della criminalità organizzata. Il nostro impegno sul territorio prosegue e punta a liberare la comunità dai condizionamenti e dalle inefficienze generate dall’illegalità”
- L’indagine partita dall’incendio
L’incendio doloso nell’autoparco del comune di Partinico che ha distrutto diversi mezzi dell’amministrazione ha acceso i riflettori sui Lo Greco. In quell’autoparco tutti i giorni venivano posteggiati anche i mezzi della Cogesi srl, l’azienda riconducibile ai cugini Lo Greco e alla Mangano. Non la sera dell’incendio, quella notte erano in uno spiazzo poco distante e nessuno è stato danneggiato. Per i carabinieri l’assenza dall’autoparco dei mezzi Cogesi fin da subito non è sembrata una coincidenza anche perché pochi giorni prima fra i Lo Greco e l’allora sindaco di Partinico Maurizio De Luca c’erano state diverse discussioni molto animate per le continue gravi inadempienze del contratto da parte della ditta degli indagati.
Nei mesi successivi l’attività investigativa, con l’ausilio di intercettazioni telefoniche e ambientali, ha fatto emergere elementi di connessione tra l’incendio e la procedura di affidamento per il nolo dei mezzi raccolta rifiuti aggiudicato alla Cogesi. Da lì le indagini patrimoniali della guardia di finanza hanno scoperchiato un sistema di ruberie milionarie a scapito degli enti locali e del fisco. “I finanzieri della compagnia di Partinico hanno proceduto ad una lettura in chiave economico-finanziaria delle risultanze investigative acquisite dai colleghi dell’arma dei carabinieri – commenta il generale Antonio Quintavalle Cecere, comandante provinciale della guardia di finanza di Palermo – Ciò ha consentito di acquisire elementi indiziari nei confronti degli amministratori, formali e di fatto, delle società oggetto di indagine e, sulla base degli esiti del contestuale esame della documentazione contabile e dei flussi finanziari, prospettare all’autorità giudiziaria palermitana la sussistenza dei reati di utilizzo di fatture per operazioni inesistenti, bancarotta fraudolenta, intestazione fittizia di beni e quote societarie e autoriciclaggio. Si tratta di un approccio investigativo vincente, in cui vengono messe a sistema le professionalità di ogni singola forza di polizia per colpire in maniera incisiva un obiettivo comune: è il metodo che ci ha insegnato il giudice Falcone”. - Il funzionario comunale amico a Partinico
Il sistema dei cugini Lo Greco si reggeva anche grazie al comportamento di Giuseppe Gallo, il funzionario del comune di Partinico indagato per abuso d’ufficio, che ricopriva il ruolo di responsabile del settore Lavori pubblici e Servizi ambientali. Gallo era il responsabile del contratto con la Cogesi dei Lo Greco ma di fronte alle gravi inadempienze della ditta non la mise in mora e non risolse il contratto. Secondo i finanzieri non comunicò all’Anac (l’Autorità nazionale anticorruzione) la successiva risoluzione del contratto, permettendo ai Lo Greco di continuare ad avere i requisiti per partecipare ad altre gare d’appalto pubbliche. - Ferrari, Rolex e lingotti d’oro
Oltre due milioni e mezzo di euro sottratti dalle aziende e utilizzati per grandi passioni degli indagati. Stefano Lo Greco è un amante delle supercar, impazzisce per i bolidi del cavallino rampante e nell’aprile del 2019 convince il cugino e la compagna ad acquistarne una. Come fare? Non ha 181mila euro nel conto corrente personale e l’unico modo è acquistarla con i soldi dell’azienda e intestarla alla società di noleggio dei mezzi per la raccolta dei rifiuti, la Cogesi srl. Così una Ferrari 488 berlinetta, comprata usata nella concessionaria del cavallino rampante di Roma, viene intestata ad una ditta di raccolta rifiuti della provincia palermitana. Ma non c’era solo la “rossa” nel parco auto dell’azienda, anche una Range Rover Evoque e una Porsche Macan viaggiavano accanto ad autocompattatori, furgoni per la differenziata, spazzatrici con autista.
Automobili costose e appariscenti “pretendono” orologi altrettanto di lusso. Non ricercati nel design o raffinati nei movimenti, ma costosi e riconoscibili. In una nota gioielleria del centro di Palermo Valentina Mangano ne acquista almeno sette del valore che oscilla fra i 50 e 70mila euro ognuno. Orologi con un grande mercato dell’usato che gli inquirenti sospettano siano finiti in qualche cassetta di sicurezza estera, al pari dei lingotti d’oro acquistati sempre nella gioielleria di Palermo. I finanzieri hanno accertato che in un’occasione Valentina Mangano ha speso 191mila euro fra lingotti d’oro e orologi. Dei Rolex e dei lingotti nelle perquisizioni di carabinieri e guardia di finanza non c’è traccia. “Solo cinque scatole di Rolex vuote con certificati originali e nome del proprietario: Valentina Mangano” scrivono gli inquirenti.


Direttore Responsabile
