Partinico, il tragico epilogo di un’edicola che non si poteva salvare (IL RACCONTO)
L’antica edicola di Piazza Duomo è stata definitivamente demolita, dopo oltre 50 anni scompare il presidio editoriale del centro storico partinicese dopo il ciclone della crisi editoriale dell’ultimo decennio.

Ma, come accade in questi casi, la decisione dell’amministrazione comunale di abbattere il manufatto, non è passata inosservata creando non poche polemiche tra i cittadini, soprattutto sui social network, che si sono chiesti quali fossero le reali motivazioni che hanno portato, ieri, gli operai del comune a radere al suolo l’immobile. Noi, lo precisiamo, ci limitiamo a riportare i fatti così come si sono susseguiti avvalendoci anche dell’opinione dell’amministrazione e dei gruppi consiliari di opposizione cercando di dare a chi legge una visione d’insieme più limpida e oggettiva possibile.

Innanzitutto, secondo quanto scritto nell’ordinanza di cessione attività emanata dal sindaco attraverso gli uffici del Servizio 2 Sviluppo economico del territorio, l’immobile, che secondo quanto afferma la Sovrintendenza non aveva nulla di storico, era interamente “abusivo” oltre ad essere carente di un servizio igienico e di una struttura sicura che potesse preservare l’incolumità di chi se ne serviva. Oltretutto gli uffici del servizio 3 al Patrimonio hanno rilevato che non risultavano atti per concessione di suolo pubblico sul quale insisteva la struttura. Nel frattempo il legale della famiglia, l’avvocato Salvatore Causarano, ha tentato in tutti i modi di poter dimostrare la falsità di quanto è stato dichiarato dagli uffici attraverso l’ordinanza affermando che “questa ordinanza è un cimitero di errori e mette in mostra il volto ostile di una pubblica amministrazione nei confronti di un cittadino. Questa edicola non è affatto abusiva e non vi è alcuna cessazione dell’iscrizione alla camera di commercio”. L’ultima parola fu data però dal Tar, circa un mese e mezzo fa, il quale scrisse la parola fine alla vicenda rigettando il ricorso del gestore dell’attività non accogliendo la richiesta di annullamento degli atti emanati dagli uffici comunali con cui si attestavano una serie di gravi irregolarità. Il tribunale amministrativo regionale diede, quindi, ragione al comune ordinando l’immediata chiusura dell’attività in questione e nel respingere il ricorso sottolineava che l’attuale gestore non sarebbe mai formalmente subentrato nell’autorizzazione all’esercizio dell’attività di rivendita di giornali, originariamente rilasciata nel 1987 in favore della madre. Nella giornata di ieri, 19 luglio, in mattinata è stato svuotato l’immobile dal materiale che vi era all’interno catalogandolo per genere.




Dopodiché, nel primo pomeriggio, sono state azionate le ruspe per l’abbattimento dell’edicola.

A poche ore di distanza dalle operazioni di demolizione, in diretta sulla nostra pagina Facebook [<– intervista integrale] ai nostri microfoni il sindaco Pietro Rao ha chiarito alcuni dubbi che erano sorti nel corso nei mesi precedenti, cercando di porre fine alle polemiche. “Questo è un progetto di molti anni fa che vede la luce soltanto ora – afferma Rao – noi la mattina non ci alziamo con l’intenzione di buttare un manufatto di questo tipo, vorrei precisarlo fin da subito, e poi dobbiamo puntualizzare il fatto che il manufatto dell’ormai ex edicola non rispondeva a nessuno dei requisiti che sono imposti dalla legge per una struttura del genere”.

Il primo cittadino ricorda, inoltre, di aver invitato per tempo il proprietario a prendere dovuti provvedimenti per far sì che potesse essere direttamente lo stesso a demolire l’edicola e non il comune. “Visto che non lo hanno fatto loro – spiega Rao – saranno quantificati i danni, questo mi dispiace perché non era nostra intenzione arrivare a tanto”. Sembra che l’amministrazione fosse intenzionata ad aiutare il proprietario dell’edicola, nel rispetto della legge, dato che era stato lo stesso Rao a proporre il trasferimento dell’attività nella galleria degli artisti, sita a pochi metri dalla struttura demolita per poter garantire la vendita dei giornali. “La proposta fatta è stata rifiutata”, dichiara lo stesso primo cittadino. “Il Comune – continua Rao – da una visura effettuata alla Camera di Commercio di Palermo aveva constatato che l’attività risultava cessata al 26/03/2020”. Dalle dichiarazioni del sindaco si evince che nulla si poteva fare per salvare l’immobile. “Noi siamo qui per cambiare questa città, noi ci siamo presi la responsabilità per rendere Partinico una nuova Partinico – afferma Rao – forse siamo andati anche oltre, dobbiamo ricordare come era questa città 8 mesi fa”. Per rafforzare la tesi che l’edicola doveva essere rasa al suolo, il sindaco afferma che nel progetto del ripristino del centro storico è prevista anche la demolizione del vecchio orinatoio, sito accanto il Palazzo delle Poste.

“Siamo certi che con le vibrazioni delle ruspe, appena buttavamo giù l’orinatoio, l’edicola sarebbe caduto per via della precarietà della sua struttura”.

Sull’epilogo della vicenda non sono mancate le pungenti dichiarazioni dell’opposizione. “La demolizione dell’edicola è segno di un Paese che non vuole cambiare, non dava fastidio a nessuno” affermano. E alle polemiche si aggiungono anche le proposte sulla nuova destinazione d’uso che poteva avere l’edicola.


“Si poteva fare un infopoint comunale, un punto vendita ticket per le strisce blu o addirittura un piccolo chiosco, e invece no, demoliamolo così nessuno può metterci le mani dopo”. Non sappiamo se effettivamente non vi era alcuna possibilità a mantenere la struttura, ma non neghiamo che la stessa ha accompato decine di generazioni, dalle vecchie alle nuove.
Ciò che noi registriamo da organi dell’informazione, a parte tutto, è una crisi editoriale tremenda che sta facendo sprofondare nel baratro quella sana informazione di cui noi, ancora, siamo i testimoni.
Giornalista pubblicista
