Partinico merita il suo campo: Assessore Bonnì “un dovere, non una promessa”
Intervista all’Assessore allo Sport Sergio Bonnì: “Il calcio è l’anima della nostra comunità. Dalla gloria del passato alla necessità del presente: ecco perché lo stadio non può più attendere.

“PARTINICO – Non è solo una questione di manti erbosi o torri faro. Per Partinico, lo sport — e il calcio in particolare — è una ferita aperta che attende di essere rimarginata. Abbiamo incontrato l’Assessore allo Sport, Sergio Bonnì, per fare il punto sulla situazione dell’impiantistica sportiva e sul valore identitario che il calcio ricopre per la città.
Assessore Bonnì, Partinico ha una storia calcistica che sembra parlare da sola. Perché oggi è così difficile dare una casa a questa passione?
“Partinico non è una città qualunque. Siamo una comunità con un’identità che affonda le radici in decenni di orgoglio collettivo. Chi ha vissuto gli anni delle sfide del Partinicaudace contro Alcamo e Mazara sa che qui il calcio è educazione e comunità. Ma oggi viviamo una contraddizione inaccettabile: siamo il secondo comune del territorio per popolazione, abbiamo centinaia di giovani tesserati, realtà maschili e femminili d’eccellenza, ma manca un campo a 11 adeguato. Non è solo un vuoto strutturale, è un vuoto culturale.”
Lei ha spesso richiamato alla memoria i grandi nomi del passato. Chi sono i pilastri su cui poggia questa tradizione?
“Parlare di calcio a Partinico significa onorare uomini che hanno dato tutto senza chiedere nulla. Penso a Vincenzo Inghilleri, storico presidente degli anni ’60, a Vito Biundo, Campione e Lombardo.

Come dimenticare Enzo Salvia, che portò l’Intrepida dalla Terza Categoria alla Promozione, o Angelo Cangemi con l’U.S. Partinico. E ancora, la funzione sociale della Don Bosco di Padre Pino Provenzano: un settore giovanile d’eccellenza che ci regalò la storica finale regionale a Monreale contro il Tommaso Natale. Nomi come Nino Sansalone, con la sua Opel carica di ragazzi, Natale Mazzurco, Pietro Cagnina, Berto Lo Iacono, Mario Salvia, Franco Cassarà e il grande portiere Costantino insieme a Giovanni Rappa… sono esempi di cittadinanza attiva che oggi devono spronarci a fare meglio.”

Veniamo al presente. Il dibattito in Consiglio Comunale è acceso. Quali sono le priorità per lo stadio?
“Il dissesto non può essere un alibi permanente. La buona amministrazione si misura nelle priorità. Per noi il cronoprogramma è dettato dal buon senso, non dall’ideologia:
* Il campo in sintetico: senza campo non esiste sport. È il cuore dell’investimento.
* La pista: fondamentale per l’atletica e per rendere l’impianto polifunzionale.
* Le torri faro: il completamento necessario per la piena fruibilità.
Non è un lusso, è un investimento strategico per prevenire il disagio giovanile e dare risposte alle famiglie.”
C’è un progetto per riannodare i fili di questa storia millenaria?
“Assolutamente sì. È mia intenzione organizzare un grande convegno dal titolo: ‘Il calcio Partinicese dal 1959 ad oggi’. Vogliamo ripercorrere l’epopea del Partinicaudace, dell’Intrepida, della Pecheronza, e ancora della Don Bosco, dell’Excelsior, dell’U.S. Partinico e della Parthenia. Vogliamo ricordare i tornei estivi che coinvolgevano l’intera città. È un dovere verso chi ha costruito questa storia e un diritto per i giovani che vogliono scriverne di nuove.”

Un ultimo appello al Consiglio Comunale?
“Il tempo delle attese è finito. Il Consiglio ha l’occasione e il dovere di scrivere una pagina importante. Non stiamo chiedendo privilegi, ma ciò che a Partinico spetta di diritto. Lo sport è inclusione e visione di futuro. Partinico merita il suo campo, ora.”
> “Il calcio a Partinico non è mai stato solo un gioco, ma il battito di una città che non vuole smettere di sognare.“>

Direttore Responsabile
