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Privatizzazione Aeroporto di Catania, l’allarme dei sindacati: «Senza garanzie occupazionali è un’operazione contro 700 famiglie»

Catania – La privatizzazione della SAC, la società che gestisce l’aeroporto di Fontanarossa, continua a generare tensioni e preoccupazioni. Secondo CISAL Catania e LEGEA, il dibattito pubblico e istituzionale si sta concentrando esclusivamente su bilanci, quote societarie e strategie industriali, lasciando nell’ombra la questione più importante: il futuro di 700 lavoratori e delle loro famiglie.

«Quando si parla dei lavoratori cala il silenzio»

I segretari Giovanni Lo Schiavo (CISAL) e Sandro Barbagallo (LEGEA) denunciano una comunicazione a senso unico: «Ogni volta che la SAC viene criticata, i vertici trovano subito spazio sui giornali per difendersi e parlare di successi, investimenti e crescita. Ma quando si chiede cosa accadrà ai lavoratori dopo la privatizzazione, cala il silenzio». Un silenzio che, secondo i sindacati, alimenta incertezza e sfiducia.

Dopo il Consiglio comunale straordinario: «Tema lavoro ignorato»

Il recente Consiglio comunale straordinario dedicato alla privatizzazione non ha rassicurato le sigle sindacali: «Si è parlato di governance, quote e strategie, ma non del destino di chi fa funzionare l’aeroporto ogni giorno. I lavoratori non possono essere una voce accessoria». Per CISAL e LEGEA, il dibattito istituzionale continua a ignorare la domanda centrale: cosa accadrà al personale dopo l’ingresso dei privati?

«La fusione tra SAC e SAC Service è l’unica garanzia reale»

I sindacati ribadiscono la loro posizione: l’unico strumento concreto per tutelare i lavoratori è la fusione tra SAC e SAC Service, da definire prima della privatizzazione. «Tutto il resto rischia di essere propaganda. Se si vuole costruire il futuro dell’aeroporto, si parta dalla tutela di chi ne rappresenta il presente».

L’appello alla Regione e ai soci pubblici

CISAL e LEGEA chiamano in causa direttamente la Regione Siciliana e gli enti pubblici soci: «La Regione non può assistere passivamente. Difendere il lavoro siciliano è un dovere istituzionale, non una scelta politica» Secondo i sindacati, la credibilità delle istituzioni si misura proprio in momenti come questo: «Restare a guardare mentre 700 lavoratori chiedono certezze significa aumentare la distanza tra cittadini e politica».

«Chi tace oggi si assumerà la responsabilità domani»

Il messaggio finale è un monito: «I siciliani non hanno bisogno di spettatori, ma di rappresentanti capaci di assumersi responsabilità. Chi oggi sceglie il silenzio dovrà risponderne domani davanti ai lavoratori, alle famiglie e al territorio». CISAL e LEGEA chiedono garanzie scritte prima di qualsiasi decisione definitiva: «Prima le tutele, poi la privatizzazione. Tutto il resto è propaganda».