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Questa è la mia terra e io la difendo! I siciliani si organizzano per difendere il diritto a restare

Nel 2009 un giovane siciliano di Campobello di Licata, Giuseppe Gatì, muore tragicamente durante un incidente di lavoro. La morte di Giuseppe non venne percepita soltanto come una delle tanti morti bianche che avvengono in Sicilia, ma come la scomparsa di un giovane coraggioso, esempio per tanti suoi coetanei. Il giovane campobellese era, infatti, conosciuto in città per il suo impegno a difesa della sua terra, dove aveva deciso di restare nonostante le difficoltà, passando anche alle cronache per una contestazione a Vittorio Sgarbi nel dicembre 2008.


“La mia terra la difendo” era il nome del suo blog, da cui i suoi giovani compaesani, quest’anno, hanno deciso di trarre spunto per il nome di un festival per difendere il diritto a restare in Sicilia. Nonostante siano passati più di dieci anni dalla scomparsa di Giuseppe, il problema dell’emigrazione, soprattutto tra i più giovani e soprattutto nei paesi più piccoli, proprio come Campobello, resta ancora tra le minacce più grandi per il futuro della nostra isola, in cui spopolamento e invecchiamento della popolazione ci parlano di un calo demografico in crescita.


Proprio ieri si è conclusa con successo la prima edizione del festival “Questa è la mia terra e io la difendo!”, svoltosi nelle giornate del 23 e il 24 agosto e promosso dall’associazione campobellese Comu veni si cunta con il supporto del CeSVoP.
Durante la due giorni si sono alternati dibattiti, talk, tavoli di lavoro e momenti di musica, socialità e condivisione. Tante le associazioni e i gruppi presenti per ascoltare e condividere le loro esperienze sul tema, non solo dell’agrigentino, ma provenienti da ogni angolo della Sicilia. Tra queste, associazioni universitarie, consulte giovanili e piccole e grandi realtà impegnate in diverse parti della Sicilia a contrastare, in senso ampio, il fenomeno dell’emigrazione, come l’associazione Nun si parti che, proprio la scorsa settimana, si è resa protagonista del video, divenuto poi virale, di risposta a Domenico Dolce in merito alle sue affermazioni sui giovani siciliani.


All’interno dei tavoli di lavoro, tenutisi il primo giorno e alternati a dei talk introduttivi, più di duecento giovani hanno, innanzitutto, discusso e analizzate le cause che conducono all’emigrazione, per poi individuare proposte, idee e possibilità di rilancio per costituire dal basso le opportunità che possano permettere ai giovani siciliani di restare. A fine giornata, tramite un momento di restituzione, dai tavoli è emersa la forte volontà di far sì che restare in Sicilia non rappresenti una scelta al ribasso, ma un’occasione concreta per costruire un futuro migliore in una terra caratterizzata da molte potenzialità inespresse. Sulle basi dei ragionamenti portati avanti durante la giornata, l’intenzione è quella di elaborare un manifesto unico sul “Diritto a Restare”, da cui prenderà vita il Centro Studi Giuseppe Gatì.


Ieri, invece, la giornata è stata dedicata alla socialità con una grande festa in piazza a Campobello, per celebrare una cultura diversa rispetto a quella della fuga e dell’obbligo di andare via. Sul palco le testimonianze di persone che hanno scelto di restare e artisti, tra grandi nomi ed emergenti, che hanno cantato le bellezze e le difficoltà della Sicilia.