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Rischi naturali e crisi climatica: ecco il piano in tre mosse per mettere in sicurezza l’Italia

Dalla trasparenza nelle compravendite immobiliari all’educazione nelle scuole fino a un piano trentennale per la difesa del territorio. La Società Italiana di Geologia Ambientale presenta al Governo un manifesto per cambiare il modo di affrontare i rischi naturali.

Serve un cambio di passo, prima ancora che nuove risorse. È questo il messaggio lanciato dalla Società Italiana di Geologia Ambientale (SIGEA), che ha consegnato al ministro della Protezione Civile Nello Musumeci un manifesto in tre punti per rafforzare la prevenzione dei rischi naturali e aumentare la consapevolezza dei cittadini. L’obiettivo è affrontare con maggiore efficacia gli effetti della crisi climatica – nubifragi, alluvioni, frane, mareggiate e siccità – senza dimenticare i grandi rischi geologici come terremoti ed eruzioni vulcaniche. Dobbiamo parlare di crisi idrica quando piove, di ondate di calore d’inverno e di frane e alluvioni quando non è stagione, sottolinea il presidente nazionale della SIGEA, Antonello Fiore, evidenziando la necessità di una cultura della prevenzione continua e non solo durante le emergenze.

Le tre proposte della SIGEA

1. Più trasparenza nelle compravendite immobiliari

La prima proposta prevede l’introduzione obbligatoria dell’Attestato di Pericolosità Naturale (APEN) in tutti gli atti di compravendita di immobili. Il documento dovrà indicare il livello di esposizione dell’immobile a rischi come alluvioni, frane, terremoti, erosione costiera, sprofondamenti, valanghe ed eruzioni vulcaniche, utilizzando esclusivamente dati ufficiali degli enti pubblici di ricerca e delle Autorità di Bacino.

2. Educazione alla prevenzione nelle scuole

La seconda proposta punta a diffondere la cultura dell’autoprotezione fin dall’infanzia. La SIGEA propone di destinare ogni anno l’1 per mille dei fondi già previsti per la mitigazione del rischio a campagne di informazione e formazione nelle scuole, con lezioni teoriche ed esercitazioni pratiche realizzate insieme agli Uffici Scolastici Regionali e alle associazioni di protezione ambientale.

3. Monitoraggio continuo e piano trentennale per la sicurezza

Il terzo punto guarda al lungo periodo e si articola su due livelli. Da una parte la creazione di un Fondo di Rotazione per finanziare studi geologici, monitoraggi e aggiornamento costante delle mappe del rischio, con procedure accelerate nei casi di emergenza.

Inoltre sarebbe indispensanbile l’istituzione di un Fondo Trentennale per la difesa del suolo, che programmi gli interventi strutturali in base a criteri scientifici e al reale livello di rischio, superando logiche burocratiche e frammentazione delle competenze. Un piano che punta a trasformare la prevenzione da risposta alle emergenze a scelta strutturale, facendo della conoscenza del territorio il primo strumento per salvaguardare persone, comunità e patrimonio.