Salute: “Con il sesso curiamo le persone con disabilità”

di Salvatore Giordano
Viaggio nel centro, che offre assistenza sessuale ai disabili, uomini e donne: “Il nostro servizio riduce l’uso dei farmaci e combatte la depressione”. Alle porte di Bruxelles, in quella che, un tempo, era la zona dei ritiri estivi della borghesia cittadina, c’è un centro di assistenza alle persone con disabilità, che è balzato ogni onori delle cronache francesi da quando Le Monde ha scoperto che arrivano, ogni mese, centinaia di transalpini. A spingerli al viaggio verso l’hinterland della Capitale europea è il bisogno di una particolare cura, di cui hanno bisogno e che in Francia come in altra parti d’Europa resta ancora un tabù: il sesso. Già, perché, tra le ville di Braine-L’Alleud, da otto anni, un’associazione offre servizi di accompagnamento sessuale alle persone con disabilità. In Belgio, la prostituzione vive in una sorta di limbo, ma, di fatto, è tollerata ed è grazie a questa zona grigia che Pascale Van Ransbeeck, psicoterapeuta e direttrice di Aditi WB, è riuscita a costruire un team di esperti, che aiutano disabili, a prescindere dal genere, a fare i conti con la loro sessualità, ma guai a pensare che si tratti di sesso a pagamento: “Alcune persone riacquistano fiducia in sè, altre riescono a ridurre l’uso di farmaci perché si sentono meglio. Questo è un servizio sociale e terapeutico, che riduce la depressione e la solitudine”, dice orgogliosa Van Ransbeeck. Pubblica così, l’edizione odierna di Palermotoday.

“L’associazione Aditi nasce nelle Fiandre nel 2009. Una collega lavorava in una grande istituzione con 300 tra bambini, adolescenti e adulti con disabilità. La direzione di quell’azienda disse alla nostra collega che era importante offrire dell’educazione sessuale a quelle persone, così si cominciò a fornirla, ma, subito, si moltiplicarono richieste del tipo “Ok, ho ricevuto l’educazione sessuale, ma ora cosa posso fare concretamente?”. Queste persone indagarono presso altre grandi istituzioni/aziende e ottennero, ovunque, la stessa risposta, cioè nulla, quindi si misero a discutere anche con un avvocato, dal momento che la legge belga tollera la prostituzione. Era il 2008 e hanno pensato a come fornire un’opportunità per le persone con disabilità di sperimentare la sessualità e dopo aver capito in quale direzione andare l’anno successivo venne fondata Aditi, dapprima nelle Fiandre e poi, nel 2013, anche nel Belgio francofono”.
“Non ci ho pensato un attimo quando la mia collega fiamminga mi ha chiesto di portare questa realtà nel Belgio francofono. Mi pare evidente che per le persone con disabilità è più difficile affrontare la sessualità: persino la masturbazione è impossibile da solo se non hai le mani. Per me era chiaro che doveva essere creato qualcosa come Aditi, per aiutare questi soggetti ad affrontare la propria sessualità. In fin dei conti, la sessualità è un diritto umano, dunque si tratta di aiutare queste persone a godere di questo diritto e ad esplorare, liberamente, la propria sessualità”.
“Molti pensano che ruoti tutto intorno al sesso, ma, in realtà, c’è molto di più: alcune persone riacquistano fiducia in se stesse, altre riescono a ridurre l’uso di farmaci perché si sentono meglio, si riduce la depressione, la solitudine, ecc. Certo il lato sessuale è centrale, ma c’è, anche, una sfera emotiva e psicologica altrettanto fondamentale. Ecco perché è un processo ed ecco perché ogni processo è su misura: perché oltre all’atto sessuale, occorre affrontare, anche, i bisogni psicologici delle persone. Ogni persona è unica nella sua disabilità, nelle sue emozioni e nei suoi bisogni e Aditi non è l’unica soluzione per le persone con disabilità, è solo una parte di una risposta più ampia. Alcune persone possono andare con le prostitute, altre ancora riescono a trovare da sole il proprio partner, altre preferiscono restare sole. Ognuno reagisce a modo suo”.
“Molte persone ritengono l’assistenza sessuale una cosa disgustosa, ma non considerano che potrebbero essere loro stessi ad averne bisogno all’improvviso. Molta gente tende a considerare la disabilità come una condizione che arriva dalla nascita, ma non è, sempre, così: in effetti, ogni giorno potremmo diventare disabili per cause diverse e molte persone conoscevano la propria sessualità prima di diventare disabili, dunque Aditi è importante anche per loro. È importante per tutti noi, perché non sappiamo cosa può succedere domani, potremmo diventare disabili e avere ancora voglia di avere una vita sessuale. Spesso, le coppie vanno in crisi, quando uno dei partner diventa disabile ed è molto dura per queste persone rimanere sole e trovare delle nuove relazioni, specialmente in termini di sessualità, perché devono scoprirla e affrontarla da zero e adattarla alla loro nuova condizione. Penso sia anche importante sottolineare che l’assistenza sessuale riguarda uomini e donne allo stesso modo, le persone eterosessuali o di qualunque altro orientamento di genere, è un discorso molto ampio e include molti aspetti diversi. A volte, le persone pensano che quello che facciamo sia mettere il corpo delle donne a disposizione di uomini disabili, ma, in effetti, è molto più di questo. La disabilità non discrimina tra uomini e donne, né tra eterosessuali o omosessuali. La sessualità è un tabù, la disabilità è un tabù e quando sei una donna disabile in cerca di scoprire la tua sessualità, è un tabù enorme”.
“Fondamentalmente ci occupiamo di tutto il range, dalla semplice conversazione verbale al rapporto sessuale completo, dipende da cosa richiede il beneficiario e da cosa l’assistente è disposto a fare, perché nessuno può fare tutto e ognuno ha i suoi limiti, ma si va dal bacio al massaggio al rapporto completo. A volte, ci occupiamo di beneficiari autistici e ad esempio per loro la masturbazione è difficile, perché non sanno come approcciarsi e talvolta finiscono per farsi male da soli, dunque gli assistenti gli insegnano come fare. Altri aiutano le coppie, soprattutto nel caso in cui entrambi i partner abbiano disabilità”.
“Purtroppo non esistono statuti per i lavoratori in ambito sessuale, anzi stiamo attualmente combattendo una battaglia politica, perché possano essere riconosciuti. Al momento, non possiamo avere un contratto giuridico con loro, ma solo un “contratto morale”. Non possiamo assumerli”.
“Noi forniamo formazione per gli assistenti e percorsi personalizzati per i beneficiari. Non succede tutto in una volta sola: c’è un primo incontro, in cui si esplorano le richieste e si vede se possiamo fornire aiuto. Dobbiamo capire qual è la disabilità e capire cosa la persona può e non può fare, in modo da far andare tutto nel verso giusto, quando incontrerà l’assistente sessuale. Gli assistenti, comunque, sono sempre liberi di dire cosa va bene e cosa no. Non è immediato diventare assistenti, c’è tutto un processo, ci sono interviste, c’è la formazione ed è tutto basato sul consenso”.
“Non andiamo mai a casa degli assistenti. Loro vanno nelle aziende/istituzioni del beneficiario, o a casa sua, o in albergo. Non c’è nessuna struttura fisica di proprietà di Aditi. Io stessa lavoro da casa, non ho un ufficio”.
“Quando una persona con disabilità può farlo ci contatta autonomamente. Noi non possiamo fare pubblicità, quindi ci affidiamo molto al passaparola, ma abbiamo anche un sito web e talvolta ci sono delle convention sul tema”.
“Ad esempio una collega è appena a un festival cinematografico, incentrato sulla disabilità. Loro ci hanno invitati così che possiamo spiegare al pubblico chi siamo e cosa facciamo”.
“Stiamo diventando sempre più conosciuti in Belgio e abbiamo crescenti contatti anche dalla Francia, perché lì la prostituzione è vietata, dunque in molti vengono qui”.
“Abbiamo contatti con altri Paesi e con altre associazioni, ma non abbiamo beneficiari in altri Paesi. Ogni Paese ha la sua organizzazione, ma ognuna è diversa. A seconda del Paese, può esserci un accento su un particolare aspetto, ad esempio sulla sensualità anziché sulla sessualità”.
“Ci piacerebbe molto creare una rete europea, ma non abbiamo il budget per farlo. Siamo interessati ad un progetto del genere per il futuro, se riusciremo ad avere le risorse adeguate. Qualche anno fa, abbiamo ricevuto un po’ di fondi dall’U.E. e abbiamo organizzato una conferenza con diverse associazioni, per conoscersi e capire le diverse modalità di lavoro nei vari Paesi”.
“Anche in Italia esistono realtà simili. Tra i partner di Aditi, per esempio, c’è l’associazione bolognese LoveGiver, che si occupa di assistenza all’emotività, all’affettività e alla sessualità per soggetti con disabilità, ma il loro orientamento è più verso la sensualità che non la sessualità”.


Direttore Responsabile
