Salute: Schillaci azzera il comitato vaccini: il vero nodo è la fiducia nella scienza
Di M. Cucchiara ✍️
Il ministro della Salute Orazio Schillaci, con un atto improvviso e clamoroso, ha deciso di revocare tutte le nomine del NITAG, il gruppo tecnico chiamato a orientare le politiche vaccinali del nostro Paese.

Una scelta che non ha riguardato soltanto due figure controverse, ma che ha azzerato l’intero comitato, rimettendo in discussione metodo, criteri e credibilità delle istituzioni.
Al centro della polemica erano finiti due medici: Paolo Bellavite, ematologo ed ex professore universitario, e Eugenio Serravalle, pediatra.
Entrambi noti per posizioni critiche nei confronti dell’obbligo vaccinale, erano stati inseriti nella nuova composizione del NITAG di inizio agosto.
Una decisione che aveva sollevato immediate reazioni di protesta da parte del mondo scientifico, delle società mediche e degli Ordini professionali, preoccupati che il gruppo incaricato di dare pareri tecnici potesse essere percepito come delegittimato nelle sue fondamenta.
Dietro le cronache concitate di questi giorni, fatte di polemiche, irritazioni politiche e comunicati affrettati, si nasconde una verità più profonda: ciò che è in gioco non è un nome o un curriculum, ma la fiducia nel processo scientifico che deve guidare le decisioni di salute pubblica.
Un organo come il NITAG non può essere percepito come il campo di battaglia tra correnti ideologiche. Deve essere invece la voce limpida della conoscenza scientifica, capace di orientare le scelte dei cittadini e dei governi sulla base delle evidenze, non delle simpatie o delle appartenenze.
La mossa di Schillaci, se letta senza pregiudizi, rivela un punto cruciale: la credibilità si costruisce con il rigore delle procedure.
Selezioni trasparenti, criteri verificabili, dichiarazioni pubbliche di conflitto di interessi, pluralismo disciplinare entro i confini della scienza, rendicontazione chiara delle decisioni.
Solo così si evita che ogni nomina diventi motivo di divisione e sospetto. Naturalmente, la vicenda ha anche un risvolto politico: secondo ricostruzioni giornalistiche, la premier Giorgia Meloni avrebbe manifestato irritazione per una decisione presa senza concertazione.
È il segno che la questione vaccini, ancora oggi, tocca nervi scoperti non solo nella società, ma anche ai vertici delle istituzioni.
Il vero banco di prova, però, non sarà nella polemica estiva. Sarà nei prossimi giorni, quando il Ministero dovrà ricostituire il comitato.
Se prevarrà la logica del compromesso, torneremo al punto di partenza. Se invece si sceglierà la via del rigore e della trasparenza, l’episodio potrà trasformarsi in una lezione di maturità istituzionale, restituendo autorevolezza a un organo che, mai come oggi, deve saper parlare al Paese con chiarezza e responsabilità.
Perché la sanità pubblica vive di una fiducia fragile: e quella fiducia non è un dono, ma si conquista giorno dopo giorno, con la forza dei fatti e la limpidezza dei metodi.

