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San Giuseppe Jato inaugurato il monumento al Beato Giacomo Cusmano. Siviglia: «Un esempio intramontabile di carità e riscatto sociale»

SAN GIUSEPPE JATO (PA) – Un pomeriggio di memoria, fede e comunità. San Giuseppe Jato ha celebrato ieri l’inaugurazione del Monumento al Cristo Crocifisso e del busto dedicato al Beato Giacomo Cusmano, il “medico dei poveri” che proprio in questo territorio scelse di fondare una delle sue opere più significative: una colonia agricola capace di offrire ai giovani dignità, formazione e futuro.

La giornata si è aperta alle 18 nella Chiesa Madre, con l’incontro “Il Pane e la Parola: l’eredità viva del Beato Giacomo Cusmano”, guidato dall’Arciprete Don Giuseppe Vasi e da Padre Salvatore Fiumanò. A seguire, una partecipata processione ha accompagnato cittadini e fedeli fino alla villetta comunale, dove Monsignor Gualtiero Isacchi ha impartito il rito di benedizione delle opere. Il monumento è stato finanziato dall’assessorato regionale alle Infrastrutture: presente alla cerimonia anche l’assessore Alessandro Aricò.

Il ricordo del Beato Cusmano: radici che parlano al presente

La figura di Giacomo Cusmano, fondatore dei Missionari e delle Missionarie della Carità, è stata al centro della celebrazione. Un uomo che trasformò la carità in azione concreta, creando in Sicilia un modello di riscatto sociale che oggi continua a vivere in tutto il mondo. Il sindaco Giuseppe Siviglia ha sottolineato il legame profondo tra il Beato e la comunità jatina: «Per San Giuseppe Jato la memoria di Padre Cusmano rappresenta un faro di valori ancora attualissimo. Qui fondò una colonia agricola pionieristica, un luogo dove ai giovani veniva restituita dignità, insegnando loro un mestiere per costruire un futuro libero. Ricordarlo oggi non è solo devozione, ma un impegno: continuare a mettere al centro solidarietà e futuro dei nostri ragazzi».

Aricò: «La memoria di chi ha servito i poveri deve guidare le nuove generazioni»

Durante la cerimonia è intervenuto anche l’assessore regionale Alessandro Aricò, che ha evidenziato il valore sociale dell’iniziativa: «La memoria di chi ha dedicato la propria vita ai poveri possa segnare le coscienze delle nuove generazioni. Tramandare questi esempi significa costruire comunità più consapevoli e solidali».

Una comunità che ricorda, una fede che continua

La celebrazione, vissuta sotto il motto “Una comunità che ricorda, una fede che continua”, ha restituito alla cittadinanza un momento di forte identità collettiva: un monumento che non è solo pietra, ma memoria viva, radice e promessa.