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Selinunte, i campi di grano guardano il Tempio C: dai grani antichi nasce un progetto che conquista gli chef stellati

SELINUNTE (TP) – A Selinunte i campi di grano sembrano volgere lo sguardo verso il Tempio C, come in un antico dialogo tra terra e storia. È un’immagine potente, quasi simbolica: i grani antichi Perciasacchi, Russello e Tumminia tornano a crescere proprio dove, secoli fa, erano già coltivati. Oggi rinascono grazie al lavoro di agricoltori e mugnai che li seguono con cura quasi rituale, restituendo al territorio un pezzo della sua identità più autentica.

Le farine di Selinunte conquistano gli chef stellati

La farina Perciasacchi Molini Del Ponte, coltivata nei terreni del Parco Archeologico, ha attirato l’attenzione di chef di fama mondiale. Tra questi: Niko Romito, tre stelle Michelin, che l’ha scelta per la sua celebre pagnotta a lievitazione naturale servita a Il Ristorante del Bvlgari Resort di Dubai; lo chef dell’Armani al Burj Khalifa, interessato alla farina Russello; Ciccio Sultano, che ha già richiesto la pasta per il suo ristorante Duomo di Ragusa. Un successo che porta Selinunte sulle tavole più prestigiose del mondo.

Il progetto: grani antichi coltivati nel Parco Archeologico

La collaborazione tra il Parco Archeologico di Selinunte e l’azienda Molini Del Ponte di Castelvetrano è un esempio virtuoso di valorizzazione del territorio. Nei terreni liberi da reperti archeologici vengono coltivati i grani antichi, poi moliti con macine a pietra naturale o a cilindri, per ottenere: farina di rimacina di grano duro, semola integrale di altissima qualità. Da queste farine nascono couscous, spaghetti, busiate e abbracci, commercializzati con il marchio del Parco Archeologico di Selinunte. Prodotti che hanno già conquistato fiere internazionali come SIGEP di Rimini e Host Arabia a Riyadh. La pasta è disponibile anche nel punto ristoro del Baglio Florio, insieme ad altri prodotti coltivati all’interno del Parco, come l’olio.

Crescente: “Recuperiamo la nostra identità più autentica”

«Recuperiamo parte della nostra identità, quella che nasce dalla terra – spiega Felice Crescente, direttore del Parco e agronomo –. Dalla collaborazione con Molini Del Ponte nascono prodotti unici, esempi di un’agricoltura sostenibile e autentica. Siamo guardiani contemporanei del Parco, e la tutela passa anche dal recupero di queste colture antiche». I campi di grano, lungo il fiume Cottone o in contrada Bagliazzo, sono visitabili su richiesta: un modo diverso per vivere il Parco, tra archeologia e paesaggio agricolo.

Drago: “Portiamo il nome di Selinunte nel mondo”

«È il nostro modo di dire grazie al territorio – aggiunge Filippo Drago, terza generazione di Molini Del Ponte –. Usiamo metodi artigianali con tecniche contemporanee e portiamo il nome di Selinunte in contesti dove di solito non arriva».