Sicilia, il ponte che crolla è lo specchio di un’isola che affonda nell’abbandono

𝑫𝒊 𝑴. 𝑪𝒖𝒄𝒄𝒉𝒊𝒂𝒓𝒂 ✍️
Il cedimento del ponte San Giuliano, lungo la statale dei Nebrodi, non è soltanto l’ennesimo episodio di maltempo che colpisce una terra fragile: è la fotografia impietosa di una Sicilia che trema sotto il peso delle sue infrastrutture vecchie, trascurate, lasciate marcire fino al collasso.
È bastata una pioggia violenta, e il parapetto si è staccato davanti agli occhi di automobilisti increduli, sfiorando la tragedia.

Oggi i piloni sembrano reggere, ma la paura resta scolpita: quanti altri viadotti, quanti altri ponti sono in silenziosa agonia?
L’isola è percorsa da arterie che si spezzano, da strade che franano, da collegamenti che si interrompono come se fosse normale vivere in un eterno stato di emergenza.
Eppure si continua a parlare di grandi opere faraoniche, mentre i territori interni rischiano l’isolamento e la gente si chiede se valga la pena fidarsi ancora di un asfalto che può cedere da un momento all’altro.
Questo ponte che cade non è un caso isolato: è un monito, un atto d’accusa verso una politica che preferisce le promesse ai cantieri, i progetti al cemento, i sogni alle fondamenta.
Se non ci svegliamo adesso, se non investiamo sulla sicurezza prima che sull’apparenza, la prossima volta non sarà soltanto un parapetto a crollare, ma la fiducia stessa di un popolo che vive da decenni sospeso su un baratro fatto di incuria e indifferenza.

Maria Cucchiara – Docente di filosofia e storia, scrittrice e collaboratrice di Radio Amica. Appassionata di cultura, attualità e impegno sociale, racconta la realtà con sensibilità e sguardo critico, unendo attenzione al territorio e apertura internazionale.
