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Sicilia, il valzer delle ambizioni: Mulè scalpita, Schifani gela

PALERMO – Domenica 24 agosto 2025.
Nella Sicilia dove ogni giorno si parla di disoccupazione, infrastrutture inesistenti e giovani che emigrano, lo spettacolo che va in scena nei palazzi della politica sembra un’altra realtà parallela. Giorgio Mulè, esponente di Forza Italia, ha annunciato con enfasi la possibilità di candidarsi alla presidenza della Regione. A stretto giro, la risposta glaciale del governatore uscente Renato Schifani: un gelo istituzionale che sa di resa dei conti interna più che di confronto democratico.

La scena è surreale: mentre la Sicilia brucia tra incendi, frane e sprechi cronici, i leader si sfidano a colpi di dichiarazioni da corridoio, più interessati a misurare i propri rapporti di forza che a presentare soluzioni concrete. È l’ennesimo atto di un teatro stanco, in cui i cittadini assistono senza applausi a un copione che conoscono fin troppo bene: ambizioni personali, rivalità di partito, posti da spartire.

Schifani, con il suo silenzio gelido, non respinge solo Mulè: respinge l’idea stessa che si possa discutere di futuro in maniera seria, trasparente, partecipata. Mulè, dal canto suo, alimenta il sogno di “un nuovo corso” senza però entrare nel merito delle questioni che stritolano la Sicilia: sanità al collasso, trasporti da terzo mondo, fondi europei non spesi.

La verità è che in questo scontro nessuno parla dei siciliani. La politica isolana, ancora una volta, mette in scena il solito dramma: leader che si sfidano tra loro, ma nessuno che sfida davvero i problemi dell’isola.

Se la Sicilia vuole davvero rinascere, non basteranno candidature, promesse e conferenze stampa. Serviranno coraggio, visione, rottura con la logica clientelare che tiene l’isola inchiodata da decenni. Ecco perché la notizia di oggi, dietro la maschera scintillante dell’annuncio, ha il sapore amaro dell’ennesima occasione persa.