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Siracusa, la storia sospesa di una bambina contesa: eseguito il divieto di incontro per i coniugi affidatari

Siracusa – Una storia complessa, fatta di attese, speranze, provvedimenti giudiziari e, soprattutto, di una bambina di soli sei anni al centro di un conflitto che non avrebbe mai dovuto riguardarla. Nella giornata di ieri, il personale della Sezione di Polizia Giudiziaria dei Carabinieri presso la Procura di Siracusa ha eseguito l’ordinanza di divieto di incontro emessa dal G.I.P. nei confronti dei coniugi che, fino allo scorso anno, erano stati collocatari della minore. La misura arriva dopo un lungo percorso giudiziario e investigativo, avviato a seguito delle segnalazioni del Tribunale per i Minorenni di Catania, della Procura minorile e della madre biologica.

La vicenda prende avvio nel febbraio 2022, quando la bambina – nata all’estero nel 2019 – giunge sulle coste siciliane dopo essere stata salvata dalla nave Ocean Viking. Sola, senza familiari, viene affidata provvisoriamente ai coniugi oggi indagati, individuati tra i richiedenti adozione. Le ricerche della Croce Rossa Italiana per rintracciare i genitori non danno esito per oltre un anno. Nel luglio 2023, il tutore chiede il riconoscimento dello stato di abbandono, primo passo verso l’adottabilità. Ma pochi giorni dopo, una svolta inattesa: una donna sbarcata a Brindisi dichiara di cercare la figlia. Il test del DNA conferma il legame biologico.

Il 17 luglio 2025, il Tribunale per i Minorenni ha disposto: l’avvio immediato degli incontri madre‑figlia, l’obbligo per i coniugi affidatari di favorire la frequentazione, il trasferimento della minore ai servizi sociali di Siracusa per il collocamento definitivo presso la madre. Secondo gli accertamenti, però, da quel momento la coppia avrebbe iniziato a ostacolare sistematicamente l’esecuzione del provvedimento.

Le indagini – supportate da consulenze tecniche di psicologi e neuropsichiatri infantili – avrebbero evidenziato: azioni materiali di ostruzionismo, tentativi di plagio emotivo sulla bambina, interruzione progressiva di tutte le attività sociali e terapeutiche, assenze scolastiche quasi ininterrotte da marzo 2026,comportamenti definiti dagli esperti come “altamente maltrattanti”.

Secondo le relazioni, la minore sarebbe stata coinvolta in una sorta di “recita” volta a ostacolare il ricongiungimento, fino a manifestare segni di disagio psicofisico riconducibili al conflitto tra gli adulti. Il 31 marzo 2026, il Tribunale revoca il collocamento presso la coppia e dispone il trasferimento in una famiglia‑ponte. Tuttavia, ogni tentativo dei servizi sociali di dare esecuzione al provvedimento risulta vano.

Alla luce del quadro indiziario, il G.I.P. emette la misura del divieto di incontro nei confronti dei coniugi. Con la notifica dell’ordinanza, è stato finalmente possibile dare esecuzione al provvedimento del Tribunale per i Minorenni rimasto finora inattuato. È doveroso ricordare che gli indagati sono, allo stato, soltanto gravemente indiziati. Ogni responsabilità potrà essere accertata esclusivamente all’esito del processo e di una sentenza definitiva, nel pieno rispetto del principio di presunzione di innocenza.