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Sotto il lampione di vetro

La città respirava a ritmo lento, come se la notte avesse il potere di allungare i battiti dei cuori.
Le strade erano umide di pioggia, i neon dei bar riflettevano colori liquidi sulle pozzanghere.
Marta camminava senza fretta, stringendo un libro contro il petto. Da giorni tornava sempre nello stesso quartiere, senza una ragione chiara. Forse cercava qualcosa che non sapeva nominare.

Al crocevia c’era un lampione di vetro soffiato, antico e fuori posto tra i palazzi moderni. La sua luce non era gialla né bianca, ma di un azzurro pallido che sembrava non appartenere al presente.
Ogni volta che Marta vi passava davanti, provava un brivido, come se quel chiarore avesse memoria di epoche dimenticate.

Quella sera lui era lì.
Andrea, il ragazzo che le aveva prestato un ombrello un mese prima, la notte in cui il cielo aveva deciso di rovesciare su di loro un temporale improvviso.
Era appoggiato al lampione, le mani in tasca, lo sguardo rivolto verso l’asfalto bagnato.
Quando la vide, sorrise. Un sorriso lieve, che portava con sé qualcosa di antico, come se l’avesse aspettata da sempre.

Parlarono a lungo, senza accorgersi del tempo. Racconti di infanzie incompiute, sogni sospesi, amori finiti.
Ogni parola sembrava nascere dal silenzio della città e ritornare a esso, come un’eco.
Andrea le disse che quel lampione era stato costruito con il vetro recuperato da un vecchio faro demolito. «Chi si ferma qui», sussurrò, «sente il mare anche se non lo vede».
Marta rise, ma sentì un leggero tremito correre lungo la schiena.

Quando la pioggia ricominciò a cadere, Andrea le prese la mano. Era fredda ma ferma, come una promessa.
Camminarono fino al ponte vicino, il fiume sotto di loro rifletteva il colore azzurro del lampione, che sembrava seguirli.
Marta avvertì un profumo sottile, non di pioggia, non di città: un odore dolce, quasi marino, che non riusciva a spiegare.

Si fermarono al centro del ponte.
Andrea la guardò con un’intensità che le fece dimenticare ogni rumore intorno.
«Sai perché vengo qui?» chiese.
Lei scosse il capo.
«Per ricordare che l’amore non muore. Si trasforma, ma non muore.»

Il vento si alzò, portando un sussurro che sembrava venire dal fiume. Marta ebbe l’impressione che il mondo si fosse leggermente inclinato.
Si voltò un istante verso il lampione. La luce azzurra tremolò, poi si spense.
Quando tornò a guardare Andrea, lui non c’era più.

Restò sola sul ponte, la pioggia a batterle sul viso, il cuore in un battito sospeso tra il dolore e la meraviglia.
Stringeva ancora la mano che poco prima era calda della sua.
Tra le dita, un frammento di vetro azzurro brillava come una goccia di mare.