Strage di Monreale, Calvaruso si avvale della facoltà di non rispondere, ma rilascia dichiarazioni: “Sono stato aggredito”
MONREALE – Si è svolta in un clima di profonda tensione l’udienza di convalida del fermo di Salvatore Calvaruso, il 19enne arrestato con l’accusa di triplice omicidio per la sparatoria avvenuta nella notte tra sabato e domenica scorsa a Monreale, in cui hanno perso la vita tre ventenni. Il giovane, comparso davanti al giudice per le indagini preliminari, si è avvalso della facoltà di non rispondere, ma ha deciso di rendere dichiarazioni spontanee, offrendo la sua versione dei fatti.
Secondo quanto riferito da Calvaruso, la tragedia si sarebbe consumata al culmine di un’aggressione. Il giovane ha raccontato di essere stato accerchiato e colpito con caschi e bottiglie dopo una discussione animata con un gruppo di ragazzi che lo accusavano di guida spericolata. Durante lo scontro, sarebbe stato buttato giù dalla moto. «Ho cercato di scappare – ha dichiarato – ma mi hanno raggiunto e colpito ancora. Solo allora ho preso la pistola e ho sparato».
Un’udienza carica di dolore e interrotta più volte per la forte emotività. «Il ragazzo ha pianto ed è distrutto. Sa benissimo cosa ha fatto», ha riferito il suo avvocato, Corrado Sinatra, che ha sottolineato come il suo assistito fosse incensurato, con un lavoro regolare, e che la sera dei fatti avesse appena terminato il turno di lavoro prima di recarsi a Monreale.
Nel frattempo, gli investigatori sono al lavoro per ricostruire ogni dettaglio della vicenda, anche grazie a un audio circolato su TikTok in cui un giovane racconta – tra le lacrime – ciò che sarebbe accaduto quella notte. Un racconto che gli inquirenti ritengono attendibile e coerente con le prime risultanze investigative.
Secondo la testimonianza, tutto sarebbe nato da un diverbio tra uno dei ragazzi presenti, Salvatore Turdo – una delle vittime – e un giovane su uno scooter, probabilmente lo stesso Calvaruso. Turdo avrebbe rimproverato il conducente per una manovra azzardata che avrebbe potuto investire dei bambini. La situazione sarebbe poi degenerata rapidamente. «In un primo momento sembrava si potesse calmare tutto – si sente nell’audio – ma poi è arrivato un colpo di casco e la lite è esplosa».
Il racconto prosegue con scene di violenza cruenta: colpi inferti con caschi, volti insanguinati, ferite al capo. Poi, il tragico epilogo. «I palermitani sono tornati con le pistole e hanno iniziato a sparare». Un passaggio finale drammatico, che testimonia la brutalità della scena: «Salvo mi è morto tra le braccia. Aveva una ferita al collo, mi chiedeva aiuto e io non sapevo cosa fare».
Il GIP non ha ancora sciolto la riserva sulla convalida del fermo. Intanto, Monreale resta sotto shock, con tre giovani vite spezzate e una comunità che si interroga sulle cause profonde di una violenza così feroce.
Le indagini proseguono, coordinate dalla Procura, nel rispetto del principio di presunzione di innocenza per l’indagato, la cui posizione sarà definita solo al termine del regolare iter giudiziario.

Giornalista
