Trump: un saltimbanco alla Casa Bianca
Donald Trump: un uomo, un personaggio, forse ormai una categoria dello spettacolo. Tra tweet da brividi, promesse di pace, richieste più o meno velate di Nobel e crisi internazionali che sembrano sceneggiate senza finale, il mondo continua a chiedersi: politica o cabaret?

Trump promette la pace come chi promette di smettere di fumare lunedì: con grande convinzione e qualche dubbio sul calendario. E mentre il Medio Oriente resta una polveriera, lui sembra impegnato soprattutto a spiegare che, naturalmente, la pace migliore sarebbe quella firmata con il suo nome sopra.
Poi c’è il Nobel per la Pace. Perché accontentarsi di essere presidente quando si può anche suggerire di essere candidato al premio più prestigioso del pianeta? La modestia, del resto, non è mai stata il pezzo forte dello show. Nel frattempo, tra guerre, tensioni geopolitiche e dichiarazioni al cardiopalma, arriva un altro piccolo dettaglio quotidiano: il carburante. Prezzi da brividi, portafogli in terapia intensiva e automobilisti che davanti al distributore non chiedono più “quanto costa il litro?”, ma “accettate un rene come acconto?”.

Intanto il carburante sale e sale anche la temperatura politica. Trump twitta, promette, accusa, rilancia. Ogni dichiarazione sembra avere una nuova puntata, mentre il mondo reale continua a pagare il biglietto. Alla fine, il problema è che dietro il clown c’è comunque un uomo con un enorme potere. E questa è la parte meno divertente dello spettacolo. Perché una battuta può far ridere. Una promessa può far sperare. Un tweet può far discutere. Ma quando di mezzo ci sono guerre, petrolio, economia e vite umane, sarebbe bello che, almeno per una volta, qualcuno spegnesse il microfono e accendesse il buon senso.
E mentre il mondo aspetta la prossima puntata, una certezza rimane: il circo continua e il biglietto, purtroppo, lo paghiamo tutti noi.

