Vertice in Alaska, il Donbass al centro: tregua o nuovo congelamento del conflitto?
Il summit in Alaska tra Donald Trump e Vladimir Putin ha riaperto il dossier più incandescente d’Europa: il Donbass. A porte chiuse, i due leader hanno discusso la possibilità di un accordo parziale che non chiude la guerra, ma la sposta su un binario incerto, con confini instabili e nessuna garanzia di pace duratura.
Secondo le indiscrezioni trapelate, Mosca avrebbe avanzato la proposta di mantenere il controllo effettivo sulle zone già occupate, concedendo a Kiev solo i territori non presidiati, in cambio di un cessate il fuoco senza data di scadenza. In altre parole: non un trattato, ma un congelamento del conflitto. Per l’Ucraina significherebbe convivere con una ferita aperta, un limbo geopolitico simile a quello già sperimentato in Transnistria, Abkhazia o Nagorno-Karabakh.
Il Donbass in numeri
- Popolazione pre-guerra (2014): circa 6,5 milioni di abitanti
- Popolazione attuale stimata (2025): meno di 3,2 milioni, con oltre la metà sfollati interni o rifugiati all’estero
- Vittime totali del conflitto (2014-2025): oltre 250.000 morti, di cui circa il 40% civili
- Feriti gravi: più di 600.000
- Profughi e sfollati: circa 4 milioni tra Ucraina, Russia e Paesi europei
- Territori sotto controllo russo: circa il 60% delle regioni di Donetsk e Luhansk, inclusi i principali snodi industriali
- Infrastrutture distrutte: oltre 70% degli impianti energetici e siderurgici della regione, decine di città senza accesso stabile a elettricità e acqua
- Costi stimati di ricostruzione: oltre 350 miliardi di dollari, secondo stime indipendenti
Il Cremlino non rinuncia alla sua narrativa: il Donbass è ormai “irreversibilmente legato alla Russia”. Trump, dal canto suo, cavalca la diplomazia muscolare: punta a presentare l’Alaska come il palcoscenico della sua “nuova distensione” con Mosca, senza però offrire vere garanzie a Kiev. Zelensky resta stretto in una morsa: se accetta il compromesso, rischia di perdere legittimità interna; se rifiuta, rischia l’isolamento internazionale.
L’Europa, intanto, appare divisa. Da un lato, i Paesi baltici e la Polonia chiedono di non concedere nulla alla Russia; dall’altro, alcune cancellerie occidentali spingono per “una pace imperfetta” pur di stabilizzare i mercati energetici e ridurre la pressione migratoria. La NATO osserva con cautela: un conflitto congelato significherebbe mantenere il fronte armato attivo per anni, con un enorme costo militare e politico.
Il vertice in Alaska non ha prodotto un documento ufficiale, ma ha ridisegnato la mappa delle paure. Il rischio è che il Donbass diventi un eterno campo minato, né in guerra né in pace, ostaggio delle strategie di potenza. E in questo scenario, l’Ucraina rischia di trasformarsi non in un attore, ma in terreno di scambio.

Maria Cucchiara – Docente di filosofia e storia, scrittrice e collaboratrice di Radio Amica. Appassionata di cultura, attualità e impegno sociale, racconta la realtà con sensibilità e sguardo critico, unendo attenzione al territorio e apertura internazionale.
