Violenza in classe a San Vito Lo Capo: 11enne tenta di accoltellare il professore in diretta streaming
Un episodio di una gravità inaudita ha sconvolto la scuola media “E. Fermi” di San Vito Lo Capo (Trapani). Un alunno di appena 11 anni è entrato in classe armato di due coltelli, tentando a più riprese di colpire il proprio insegnante di tecnologia davanti ai compagni di classe terrorizzati.

Il docente, mantenendo il sangue freddo, è riuscito a disarmare il ragazzino, riportando fortunatamente solo lievi graffi a una mano. Resta invece profondo lo shock per l’intera comunità scolastica, con alcuni studenti rimasti sotto shock dopo aver assistito alla scena.
Ciò che rende la vicenda ancora più inquietante sono i dettagli emersi dalle prime indagini, che ipotizzano una premeditazione del gesto:
- Il travestimento: Il minore ha indossato un casco integrale all’interno dell’aula, presumibilmente per non farsi riconoscere.
- La regia web: Ha utilizzato il proprio smartphone per trasmettere l’aggressione in diretta su un gruppo Telegram.
- L’allarme preventivo: Poche ore prima dell’attacco, sul profilo TikTok attribuito al ragazzo, era comparso un messaggio in inglese: “Don’t blame me for what I will do in 4 hrs” (“Non incolpatemi per quello che farò tra quattro ore”).
Durante la trasmissione streaming sarebbero state inoltre condivise frasi inneggianti alle stragi scolastiche americane. La violenza reale è diventata così, istantaneamente, un macabro contenuto social da esibire.
Alla base del folle gesto ci sarebbe la rabbia per un brutto voto (un 4) ricevuto pochi giorni prima durante un’interrogazione. Gli inquirenti scavano ora nella vita del ragazzino, descritto come non violento in passato, ma reduce da una recente e dolorosa separazione dei genitori.
Il nodo legale: Avendo solo 11 anni, il ragazzino non è imputabile penalmente (la soglia in Italia scatta a 14 anni). Il caso è ora al vaglio della Procura per i Minorenni di Palermo e dei servizi sociali, che dovranno attivare tempestivamente percorsi di tutela, controllo e sostegno psicologico.
Mentre i Carabinieri della Compagnia di Alcamo analizzano i video e i dispositivi sequestrati, l’opinione pubblica si interroga su un percorrere educativo che sembra essersi spezzato. Come può un ragazzino di prima media trasformare un’insufficienza in un tentato omicidio da dare in pasto al web? La risposta a questa domanda è la vera sfida che attende oggi la scuola e le famiglie.

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