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Addio a Robert Redford, antidivo e leggenda del cinema americano

Hollywood piange uno dei suoi volti più iconici: Robert Redford è morto nel sonno il 16 settembre 2025, nella sua casa di Provo, nello Utah. Aveva 89 anni. Con lui se ne va non solo un attore amatissimo, ma anche un regista visionario, un produttore coraggioso e un attivista impegnato, capace di trasformare il suo successo in uno strumento di cambiamento culturale.

Nato a Santa Monica nel 1936, Redford ha attraversato oltre sei decenni di cinema con eleganza e profondità. Da Butch Cassidy a La stangata, da Tutti gli uomini del presidente a La mia Africa, ha interpretato ruoli che hanno definito un’epoca. Ma è con Gente comune (1980), suo debutto alla regia, che ha conquistato l’Oscar e ha mostrato al mondo la sua sensibilità dietro la macchina da presa.

Antidivo per eccellenza, Redford ha sempre rifiutato le logiche commerciali di Hollywood, preferendo progetti con un forte impatto sociale e culturale. Nel 1981 ha fondato il Sundance Institute, dando vita al Sundance Film Festival, oggi la più importante vetrina del cinema indipendente.

La sua scomparsa ha suscitato commozione in tutto il mondo. Meryl Streep lo ha definito “uno dei leoni” del cinema, mentre registi e attori come Ron Howard, Ethan Hawke e Ava DuVernay hanno ricordato il suo ruolo fondamentale nel sostenere nuove generazioni di filmmaker e nel promuovere valori progressisti.

Dietro il carisma e il talento, Redford ha vissuto anche dolori profondi: la perdita prematura di due figli, la scomparsa della madre, e una vita segnata da battaglie personali e artistiche. Ma ha sempre trasformato le ferite in forza, continuando a creare, a ispirare, a credere nel potere del cinema.

Con il suo sorriso magnetico, la chioma bionda e la voce pacata, Robert Redford ha incarnato un’idea di Hollywood che sapeva essere popolare e insieme profondamente autoriale. Un uomo che ha saputo essere star senza mai diventare divo. Un artista che ha reso il cinema un luogo di bellezza, verità e impegno.